I gestori privati approvano un documento, nel quale tracciano la strada per migliorare l'offerta sanitaria regionale pubblica e privata

Carenze, incredibili mancanze. La sanità pubblica, oggi, è fatta soprattutto di questo. Di problemi e razionalizzazione, di risorse sprecate e di tagli. Ma, secondo i gestori privati, l'assistenza non dovrebbe occuparsi di costi, spese e budget. Un piano per rilanciare la sanità calabrese, infatti, i soggetti privati dell'assistenza regionale lo posseggono già, lo hanno approvato oggi nell'assemblea in cui si sono trovati uniti i gestori, che hanno approvato all'unanimità un apposito documento. Nel documento, si definiscono le quattro aree di intervento su cui deve puntare la sanità calabrese per il rilancio. Si tratta di reti, regole, risorse e risultati. Una lettura nuova della sanità che in reatà si ancora ad un principio antico e tutt'oggi valido: il diritto all'assistenza. E in un momento in cui i costi e le economie sembrano prevalere persino su questo aspetto, i gestori privati affermano: "Occorre ribaltare il teorema imperante secondo il quale il diritto alla salute sarebbe subordinato alle dotazioni finanziarie per cui, esaurite queste, cesserebbe la tutela che la Costituzione prevede per la salute dei cittadini". La sanità privata contesta, come molti di questi tempi, gli ultimi decreti commissariali (il 25, 26, 27 e 30 del 2016) per i quali chiede immediate modifiche.

Le reti e le regole. Senza "reti" la sanità calabrese non ha grande ragione di esistere. Per definire, infatti, il sistema assistenziale - secondo i privati - il primo passo da compiere dovrebbe essere in direzione della ricognizione delle reti sanitarie, per poi programmare in funzione dei bisogni dell'utenza. Ospedali e strutture, quindi, sono chiamati ad adeguarsi a standard ed efficienza, nel rispetto delle regole poste dal sistema, con la "necessità di remunerare tutti gli erogatori – siano essi pubblici o privati – allo stesso modo". Perché libera resta la scelta compiuta da ogni cittadino, quella cioè che lo porta a curarsi dal privato piuttosto che dal pubblico. Il sistema, se opportunamente supportato, sarebbe in equilibrio nell'intera offerta sanitaria.

Le risorse. I privati, per il rilancio della sanità pubblica, puntano in primis sulla separazione delle funzioni di programmazione e di erogazione. In pratica, si ritiene opportuno fare in modo che le Asp restino distinte rispetto alle Aziende ospedaliere. "In questo contesto - dicono i privati -, le Aziende sanitarie devono essere dotate di un fondo pari alla quota pro-capite stabilita (dalla Regione) moltiplicata per il numero dei cittadini assistiti secondo il criterio dei costi standard e non della spesa storica. Le prestazioni così rese, validate e controllate, dovranno essere remunerate secondo le tariffe stabilite e - proseguono - nell’ambito di volumi e tetti finanziari stabiliti in contratti a valenza triennale stipulati preventivamente con gli erogatori, tutti, pubblici e privati". E' importane, inoltre, secondo i privati, precedere alla definizione di un budget "minimo" che ogni azienda dovrà stabilire con l'erogatore, "accantonando una quota complessiva per remunerare gli extrabudget", ossia le prestazioni richieste e in esubero rispetto al tetto minimo stabilito. "Poiché anche le strutture private fanno parte del servizio pubblico - senza esborso per il cittadino -, sarebbe sufficiente - per i privati - consentire l’erogazione di prestazioni extrabudget e remunerarle con tariffe ridotte (fino alla metà come propongono alcuni)". Ma la questione vera ruota attorno alla rete dell'assistenza extra ospedaliera.

L'assistenza territoriale extra ospedaliera. Con il decreto numero 26, il commissario Scura ha di fatto stabilito i tetti di spesa per le strutture deputate a servizi extra ospedalieri, i privati, per intenderci. Il provvedimento - per i gestori -"taglia per oltre il 10% il numero di prestazioni erogabili, e di conseguenza limita ulteriormente il diritto alla cura dei cittadini calabresi, già ampiamente al di sotto degli standard fissati dalla vigente normativa". Taglia quindi "le prestazioni erogabili, e con esse il diritto costituzionale alla cura di ogni cittadino calabrese. In altre parole, ai cittadini già esclusi dalla possibilità di essere assistiti, iscritti in lunghissime liste di attesa, si aggiungeranno anche gli anziani, i disabili ed i tossicodipendenti che dovranno essere dimessi a causa di questo ulteriore nuovo taglio. Una macelleria sociale - dicono i gestori privati - senza precedenti. Tutto ciò avrà, inevitabilmente, ricadute anche in termini occupazionali, in quanto (come previsto dal decreto n. 25/2016) gli erogatori procederanno alla rimodulazione del personale in relazione al limite massimo prestazionale e di spesa prefissato dal decreto n. 26/2016, con conseguente licenziamento di oltre 700 operatori". 

I risultati. Tra le molte questioni poste dai gestori della sanità privata, vi è poi quella dei risultati da conseguire, che dovrebbero "funzionare" in accordo con gli scopi. E quelli dei privati sono: la creazione di una efficiente rete ospedaliera, la riduzione dell'emigrazione sanitaria, la trasparenza nella definizione dei bilanci, rimodulazione di sprechi e costi in funzione di benefici, il pagamento delle prestazioni sanitarie tempestivo, la programmazione di risorse per l'incentivazione di reti di eccellenza. Situazioni specifiche e sulle quali  basterebbe agire nella giusta direzione. (i.l.)