#FOCUS | Sanità in Calabria, le falle del sistema nel report della Corte dei conti

Nel Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, l’analisi del comparto calabrese, con costi e stato delle prestazioni offerte su scala regionale

di ILARIA LENZA

Una sanità da maglia (molto spesso) nera, dall’utilizzo ancora non totale delle risorse disponibili, dal difficile accesso alle prestazioni e all’assistenza domiciliare, dalla mobilità ospedaliera al “limite” e ben oltre la media. Il quadro è piuttosto chiaro: sebbene vi siano stati dei significativi miglioramenti, la strada per una sanità efficiente in Calabria è ancora lunga.

Il Rapporto. La Corte dei conti ha presentanto il suo Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, redatto per il 2016 dall’adunanza delle sezioni riunite in sede di controllo, attraverso il quale intende offrire al Governo e al Parlamento uno strumento di analisi utile alla definizione delle scelte da attuare per la programmazione annuale e di stabilità. La Corte, che esercita per sua stessa natura un meccanismo di controllo sugli enti pubblici, ha pertanto analizzato ogni signolo aspetto della finanza e ne ha legato il significato al comparto sanitario, definendo l’andamento della spesa pubblica del settore e delle situazioni generali gravitanti attorno al sistema dell’assistenza regionale e nazionale.

Sanità e finanza pubblica: quadro generale. “Paga” in termini di risultati, stando al Report della Corte dei conti, il “sistema di responsabilizzazione” della spesa nel comparto sanitario, costruito nel tempo anche attraverso un’attenta attività di monitoraggio. Ma i primi dati relativi al consuntivo 2015 confermano pure “le tensioni” sul fronte della spesa sanitaria. Dai risultati dell’esercizio finanziario emerge in Italia un peggioramento, le perdite ammontano a un miliardo di euro contro gli 870 milioni del 2014: “Effetto – nota la Corte dei conti – di una sostanziale invarianza dei ricavi a fronte di un lieve aumento dei costi”. Il divario con il resto dei Paesi europei, in termini di risorse destinate alla spesa sanitaria, è aumentato. In particolare, secondo la Corte, “si amplia il distacco in termini di posti letto, sensibilimente inferiori in Italia” (3,4 per mille abitanti) rispetto alla media Ocse (4,8). In linea di massima, per il meccanismo di controllo, gli indicatori di performance pongono il sistema italiano tra quelli con i migliori risultati, ma anche con i problemi più importanti rispetto all’adeguamento dell’offerta per una popolazione in cui allungamento della vita e invecchiamento chiedono una rete di assistenza dedicata. Le valutazioni, in questo senso, secondo la Corte, andrebbero orientate, per implementare gestione e organizzazione del comparto.

Investimenti in materia di sanità. La premessa è quanto mai significativa: “Sul fronte degli investimenti, il 2015 si presenta ancora come un anno di attesa. Poco o nulla si è mosso nel complesso degli interventi previsti per il finanziamento dei relativi programmi”. Il Rapporto della Corte dei conti evidenzia come sia stato limitato il progresso nella gestione delle risorse destinate agli Accordi di programma. La Calabria, in particolare, da quanto emerge, ha utilizzato il 57 per cento delle risorse finanziarie di cui potrebbe disporre in funzione della legge n. 67/1988, legata agli investimenti in materia di sanità. Un dato che corrisponde a circa 350 milioni di euro, ossia al valore degli Accordi di programma sottoscritti al 31 dicembre 2015. Ma le risorse su cui la Regione potrebbe contare, e messe a disposizione dalla legge, sarebbero, secondo la Corte, 608milioni di euro, fondi da destinare ad Accordi di programma pensati ad hoc. Gli interventi al 2015 ammessi a finanziamento ammontano a 26, pari a 339 milioni di euro circa. Un dato che attesta la Calabria sotto la media nazionale, con fior di risorse allo stato utilizzabili.

Piani di rientro e Lea. “Il successo dei Piani di rientro è evidente dal punto di vista non solo economico finanziario, ma anche del miglioramento nella qualità dei servizi e nella garanzia dei Lea”. La Corte di conti sul punto è molto chiara: il ricorso alla strumento nelle regioni in deficit ha consentito il riassorbimento delle perdite e il miglioramento dell’offerta, specie in riferifemento ai Lea. Dalla “griglia Lea” emerge, infatti, “come delle otto regioni in Piano di rientro cinque sono risultate adempienti nel 2014 – Piemonte, Sicilia, Lazio, Abruzzo, Puglia -, migliorando il proprio esercizio rispetto all’anno precedente – con il Molise poco al di sotto -“. Fuori dall’area critica, ma comunque con livelli inferiori, si mantengono la Calabria e la Campania. Ma la considerazione è nazionale e formulata ancora in attesa dei verbali dei tavoli di monitoraggio dell’esercizio concluso.

Le prestazioni. L’analisi sui Lea dà la possibilità di eseguire un monitoraggio sull’erogazione di servizi e prestazioni sanitarie. In questo quadro emerge come in Calabria si attesti su “livelli particolarmente elevata” la mobilità ospedaliera, data al 20,1 per cento e in aumento sull’anno precedente e sulle altre regioni d’Italia. Carenze registra, inoltre, la Corte nella rete emergenziale: dalla chiamata alla Centrale operativa del Pronto soccorso all’arrivo dell’ambulanza in Calabria trascorrono in media 26 minuti, valore “limite”. A fronte di una “insufficiente” assitenza domiciliare agli anziani, emerge nel Report una media regionale superiore alle altre per l’offerta legata alle strutture residenziali dedicate agli “over”. Positivo anche il dato relativo al numero dei parti con taglio cesareo: il 20 per cento in Calabria, poco sopra la media, su uno scenario nazionale da maglia nera. Ma la strada verso una sanità da primati positivi sembra essere ancora lunga e tortuosa per la Calabria, ancora un volta in coda al resto d’Italia.

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