Lavori sull'A3, Tribunale Vibo conferma: pagata estorsione da un miliardo a clan Mancuso
Depositate le motivazioni della sentenza di condanna a carico dell'imprenditore Giuseppe Prestanicola. Provate le infiltrazioni mafiose nel tratto dell'autostrada fra Vibo e Mileto
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I summit a Rosarno per i lavori sull'A3. In particolare, la gestione mafiosa del lotto dell’ A3 Mileto-Rosarno, con l’inserimento delle imprese di riferimento, sarebbe stata decisa in alcuni summit mafiosi che si sarebbero svolti in contrada Bosco di Rosarno. In tale contesto, un ruolo importante nei lavori avrebbe esercitato, in alcuni tratti interessati dai lavori di ammodernamento, anche la cosca dei Longo di Polistena.
Le imprese di Giuseppe Prestanicola avrebbero invece "giocato" un ruolo importante nella fornitura del calcestruzzo nel tratto autostradale ricompreso tra gli svincoli “Sant’Onofrio - Serre-Mileto, imposte quale unica impresa dal clan Mancuso.
di GIUSEPPE BAGLIVO
Infiltrazioni mafiose nei lavori dell'A3 nel tratto ricompreso fra gli svincoli di Lamezia Terme e Gioia Tauro, con particolare riferimento al tratto ricadente in provincia di Vibo Valentia. Mettono a "nudo" un sistema illegale nella gestione degli appalti, le recenti motivazioni depositate dal Tribunale di Vibo Valentia e relative al procedimento "Autostrada" che il 18 novembre scorso hanno portato il Collegio giudicante presieduto dal giudice Vincenza Papagno - a latere i giudici Giovanna Taricco e Graziamaria Monaco - a condannare a 9 anni di reclusione l'imprenditore del calcestruzzo Giuseppe Prestanicola, 63 anni, di Soriano Calabro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione aggravata dalle modalità.

Gli "amici" devono "mangiare". L'appalto per i lavori di ammodernamento del tratto autostradale dell’A3 ricompreso fra gli svincoli di Vibo Valentia-Sant'Onofrio e Mileto e che ricadeva nei comuni di Sant'Onofrio, Vibo, Stefanaconi, Vazzano, Pizzoni, Soriano e Gerocarne, era stato aggiudicato dall'Anas all'Ati di imprese "Toto spa" e "Schiavo spa". A seguito di alcuni furti nei cantieri denunciati dalla Toto e da Giuseppe Prestanicola che svolgeva lavori in sub-appalto per la stessa Toto (impresa che aveva il proprio cantiere a Sant'Onofrio in via Allende), il Ros di Catanzaro ha avviato un'articolata attività d'indagine. Dalle intercettazioni è così emerso un "sistema Calabria" e quello che è stato definito come un "modo di vivere" delle imprese edili in terra calabrese che "quando si aggiudicavano una commessa dovevano consentire a tutti gli amici di "mangiare". Una situazione di "sicurezza ambientale" che ha portato i responsabili delle imprese appaltatrici dei lavori a cercare di capire a chi rivolgersi per salvaguardare i cantieri da possibili attentati che potevano mettere a rischio la stessa incolumità fisica degli operai. Il Tribunale di Vibo riconosce però che il principale "problema ambientale" era costituito dal pagamento di somme di denaro al clan Mancuso a titolo di estorsione ed in tal senso i Mancuso sarebbero stati "i referenti ultimi di Prestanicola per la sicurezza sul cantiere" con un'estorsione dell'1% sui lavori complessivi appaltati. Estorsione poi pagata attraverso i subappalti.

La "tassa governativa" ai Mancuso. "Risulta certamente provata la condotta estorsiva realizzata da Prestanicola ai danni della Toto - scrive il presidente del Collegio Vincenza Papagno - nell'ambito dello svolgimento dei lavori di ammodernamento dell'autostrada". L'entità dell'estorsione è stata quantificata dai giudici in un miliardo di lire, ovvero l'1% sull'importo complessivo dei lavori di ammodernamento dell'A3 appaltati dall'Anas alla "Toto" per circa 100 miliardi di lire. Tale somma di un miliardo destinata ai Mancuso, quale "tassa governativa", doveva venir fuori dai lavori affidati in subappalto a Giuseppe Prestanicola per un valore di 10 miliardi di lire complessivi.

I pagamenti estorsivi "camuffati". Le estorsioni sarebbero state camuffate "utilizzando i rapporti lavorativi già in essere tra Giuseppe Prestanicola e la Toto - scrivono i giudici in sentenza - e altri contratti che sarebbe stato necessario stipulare in futuro. Prestanicola avrebbe quindi svolto il fondamentale ruolo di collegamento con i referenti della cosca. E' rimasto così accertato - stando alla sentenza del Tribunale di Vibo - che il clan Mancuso di Limbadi si sarebbe servito dell’imprenditore vibonese Antonino Chindamo (già condannato nel processo “Autostrada” con il rito abbreviato unitamente all’imprenditore lametino Salvatore Mazzei) e poi di Giuseppe Prestanicola.
Al fine di ottenere la tangente da un miliardo di vecchie lire, la cosca Mancuso avrebbe imposto alle imprese appaltatrici la sovrafatturazione dei lavori e l’affidamento dei subappalti, mediante il “nolo a freddo”, a ditte ritenute vicine al clan come quella dell’imprenditore Giuseppe Prestanicola di Soriano Calabro. La sentenza del Tribunale di Vibo Valentia va così a confermare alcune risultanze investigative già emerse nell'operazione antimafia della Dda di Reggio Calabria denominata "Arca" (scattata il 9 luglio del 2007 ) e che aveva delineato la competenza mafiosa nei lavori sull'A3: ai Mancuso sarebbe spettata quella sui lavori ricompresi nel tratto autostradale fra Pizzo Calabro e lo svincolo delle Serre, al clan Pesce di Rosarno quelli compresi nel tratto tra Serre e Rosarno, ed ai Piromalli di Gioia Tauro i lavori da Rosarno a Gioia. Tali clan avrebbero imposto una tangente sui lavori, oltre alla gestione diretta dei subappalti. Unitamente a tali cosche di rango mafioso superiore rispetto ad altre consorterie, nei lavori autostradali si sarebbero inseriti anche i clan Anello di Filadelfia, Fiarè di San Gregorio d'Ippona e Loielo di Ariola di Gerocarne, con tentativi di inserimento pure ad opera dei Vallelunga di Serra San Bruno, del clan Prostamo di San Giovanni di Mileto e del clan Lo Bianco di Vibo Valentia.
I summit a Rosarno per i lavori sull'A3. In particolare, la gestione mafiosa del lotto dell’ A3 Mileto-Rosarno, con l’inserimento delle imprese di riferimento, sarebbe stata decisa in alcuni summit mafiosi che si sarebbero svolti in contrada Bosco di Rosarno. In tale contesto, un ruolo importante nei lavori avrebbe esercitato, in alcuni tratti interessati dai lavori di ammodernamento, anche la cosca dei Longo di Polistena.
Le imprese di Giuseppe Prestanicola avrebbero invece "giocato" un ruolo importante nella fornitura del calcestruzzo nel tratto autostradale ricompreso tra gli svincoli “Sant’Onofrio - Serre-Mileto, imposte quale unica impresa dal clan Mancuso.
