Il candidato a sindaco incontra il premier per una stretta di mano. E’ il sugello a una candidatura ormai blindatissima

«L’applauso era per Presta?». Le prime risatine Renzi le strappa al suo ingresso nella saletta delle Poste dove i suoi fedelissimi si spellano le mani allungando il collo per non perdere neanche una cenno di quella visita di lusso attesa da mesi. Un trattamento di favore da parte di Renzi che il manager cosentino, candidato a sindaco di Cosenza, s’aspettava, eccome, data la trepidazione con cui attendeva il premier all’ingresso. Mentre lo stato maggiore del Pd, tra prime e seconde file, pendeva dalle labbra di Renzi lui aveva occhi solo per Presta che, arrivato pochi minuti prima di Renzi, ha guadagnato una stretta di mano personale, quasi intima. Anche la sicurezza ha alzato le mani rinunciando a lasciare libero l’ingresso. «Devo salutarlo velocemente qui perché poi vado via subito». E così è stato.

renzi poste italiane cosenza - 42Prima fila. Arrivato in elicottero con un’ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia, Renzi ha trovato il parterre piddino schierato col completo delle grandi occasioni mentre le proteste dei lavoratori vibonesi venivano nascoste nel retro dell’edificio prima che il ministro Delrio concedesse udienza. Il primo ad arrivare è Ernesto Carbone che ha piantonato l’ingresso delle Poste di piazza Crispi, impaziente come uno sposo all’altare, fin da mezzodì seguito dal rettore dell’Università della Calabria Gino Mirocle Crisci. Col pugno sinistro alzato, anche lui in anticipo, ha attraversato la piazza a grandi falcate Luigi Guglielmelli. In comitiva, riparando Maria Lucente dal vento gelido, anche Marco Ambrogio e Luca Morrone - poi rimasto seduto accanto al padre Ennio dopo uno scambio di convenevoli con Lucio Presta - hanno tenuto ad assicurarsi un posto comodo per ascoltare il premier. Raggiante Stefania Covello, boccolata e sorridente, seguita da Enza Bruno Bossio, Carlo Guccione, ed Ernesto Magorno.  Il presidente Mario Oliverio, che Renzi chiamerà col semplice nome di battesimo nel suo breve intervento, ha diviso la fila col ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio che rifà capolino in Calabria dopo le furenti polemiche dell’estate scorsa in seguito al crollo del viadotto Italia.

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Cyber sicurezza. Renzi parla dell’investimento di 150 milioni di euro nella cyber sicurezza, elogia l’operato delle Poste, strizza l’occhio a Oliverio quando ribadisce l’importanza della banda larga in Calabria e ripete quanto detto poche ore prima a Mormanno: «Non voglio parlare dell’A3, voglio finirla e poi ripresentarmi davanti a quei giornalisti stranieri che hanno deriso l’Italia». Cotto e mangiato. Il discorso del premier, veloce e conciso, dura appena dieci minuti. Nessun riferimento diretto a questioni politiche se non un generico: «Mentre a Roma fanno polemiche noi creiamo opportunità». Neanche il tempo di spegnere le telecamere che colonnelli e generali piddini sciolgono le righe e Renzi svanisce via rapidamente senza bisogno dell’alta velocità. (laprì)

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