‘Ndrangheta: il pentito Moscato e la genesi di un nuovo e potente gruppo mafioso

Il nuovo collaboratore di giustizia vibonese svela agli inquirenti alleanze, doti criminali e assetti di potere sull’asse Vibo-Reggio-Piemonte

di GIUSEPPE BAGLIVO

E’ un “fiume in piena” il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato (foto in alto), killer ed elemento di spicco del clan dei “Piscopisani” (dal nome della frazione Piscopio di Vibo Valentia) che dal marzo dello scorso anno sta “vuotando il sacco” con i magistrati della Dda di Catanzaro. Oltre 10 anni di carriera criminale, di reati e misfatti in parte ora svelati con il deposito delle dichiarazioni del nuovo collaboratore nei vari processi in corso contro i clan del Vibonese. Zoom24 è in grado di raccontare i vari argomenti trattati dal nuovo pentito e gli “scenari” che aprono le sue “confessioni” agli inquirenti. Sebbene, infatti, a quasi un anno dall’inizio della collaborazione non sia ancora scattata un’operazione antimafia frutto delle inedite rivelazioni del neo pentito, quanto svelato da Raffaele Moscato è andato comunque sinora a rafforzare il “castello accusatorio” di importanti dibattimenti in corso.

Le doti di Moscato ed il “locale” di Piscopio”. “La dote del “Vangelo” – spiega Moscato agli inquirenti che lo sentono a verbale – l’ho ottenuta dopo essere stato “picciotto”. Il “Vangelo” l’ho conseguito dopo aver preso in carcere la seconda e la terza dote, cioè lo “sgarro” e la “camorra”. La “Santa” l’ho invece conseguita contestualmente al Vangelo nel carcere di Frosinone.

battaglia rosario
Rosario Battaglia

Il “locale” di Piscopio – continua Moscato – è nato fra il 2009 ed il 2010 su iniziativa di Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo e Michele Fiorillo, i quali in virtù dei reati già commessi avevano acquisito i requisiti per ottenere le doti nonostante alcuni di loro erano giovani. Ai vertici del “locale” di Piscopio, si posero Nazzareno Fiorillo e Giuseppe Salvatore Galati in quanto più adulti, ottenendo il riconoscimento da parte dei vertici della ‘Ndrangheta anche fuori dalla Calabria e, pertanto, le nostre doti sono valide dovunque in quanto il “Locale” è riconosciuto da tutti. Poichè il riconoscimento del “Locale di Piscopio” è anteriore al mio ingresso nel gruppo criminale, io non ho avuto contatti diretti con i capi degli altri gruppi storici – spiega Moscato – con cui il mio gruppo era collegato”.

pistola e soldi

I legami con i clan reggini. E’ a questo punto che Raffaele Moscato indica agli investigatori i nomi dei clan con i quali i Piscopisani sarebbero entrati in contatto acquisendo in tal modo “prestigio” mafioso e peso “contrattuale” negli affari della ‘ndrangheta. Ed è proprio qui che le dichiarazioni di Raffaele Moscato si “incastrano” e vanno a riscontrare pienamente quanto già emerso in due storiche inchieste antimafia non condotte però dalla Dda di Catanzaro, vale a dire l’inchiesta “Minotauro” portata a termine negli scorsi anni dalla Dda di Torino e l’indagine “Crimine” del luglio 2010 condotta dalle Dda di Reggio Calabria e Milano. Moscato ha infatti sostenuto che il “Locale” di ‘ndrangheta di Piscopio aveva solidi legami con i Pelle di San Luca (ed in particolare con il gruppo di Giuseppe Pelle, alias “Gambazza”, figlio dello storico boss Antonio Pelle, “Ntoni Gambazza”, deceduto qualche anno fa), con gli Aquino di Marina di Gioiosa Jonica, e con i Commisso di Siderno, e ciò riscontra perfettamente quanto già emerso nell’inchiesta “Crimine” che ha documentato tali legami – oltre a quelli con il clan Tassone di Nardodipace – nell’ambito dell’operazione che ha portato in carcere, fra gli altri, pure Michele Fiorillo, 30 anni, alias “Zarrillo”, e Giuseppe Salvatore Galati, 52 anni, entrambi di Piscopio.

Michele Fiorillo
Michele Fiorillo

Nell’ambito del processo “Crimine”, celebrato in primo grado dinanzi al Tribunale di Locri per quanto attiene il troncone con il rito ordinario, la Corte d’Appello di Reggio Calabria il 16 luglio scorso ha condannato Michele Fiorillo a 8 anni di carcere per associazione mafiosa, mentre con rito abbreviato per Giuseppe Salvatore Galati, detto “Pino u Ragionieri”, per lo stesso reato è stato condannato a 4 anni ed 8 mesi. Raffaele Moscato indica quindi ora agli inquirenti della Dda di Catanzaro Michele Fiorillo, alias “Zarrillo”, come il “contabile” del “Locale” di Piscopio, mentre Giuseppe Salvatore Galati (Pino “U Ragioneri”) viene indicato dallo stesso pentito come in possesso di un grado mafioso più alto, ovvero quello di “capo-società” del Locale di ‘ndrangheta di Piscopio.

Giuseppe Salvatore Galati
Giuseppe Galati

Al vertice dell’intero gruppo mafioso di Piscopio, Raffaele Moscato colloca invece  Nazzareno Fiorillo, detto “U Tartaru”, già emerso nell’inchiesta “Crimine” sebbene qui uscito indenne da conseguenze giudiziarie. Sia Nazzareno Fiorillo, quanto Michele Fiorillo e Salvatore Galati, unitamente a Rosario Fiorillo e Rosario Battaglia – tutti al momento non indagati né attinti da misure sulla scorta delle dichiarazioni di Moscato – vengono collocati dal nuovo collaboratore quali membri della “Società maggiore” di Piscopio, struttura di ‘ndrangheta del “Locale” sovraordinata rispetto alla “Società minore” di cui farebbero invece parte altri affiliati al clan dei “Piscopisani” muniti di una “dote” mafiosa di rango inferiore. Tali rivelazioni di Moscato vanno peraltro a riscontrare quanto già emerso nell’inchiesta “Minotauro” della Dda di Torino dove è confluita pure un’informativa dell’allora comandante della Stazione dei carabinieri di Vibo Valentia, Nazzareno Lopreiato, che per primo aveva scoperto la riunione, in un ristorante alla Marinella di Pizzo Calabro, dove era stata decisa la nascita del nuovo “Locale” di ‘ndrangheta di Piscopio alla presenza e sotto la “benedizione” mafiosa di esponenti di spicco della criminalità organizzata di Siderno e del Torinese.

Antonio Cuppari
Antonio Cuppari

Il “locale” di Spilinga. Le dichiarazioni di Raffaele Moscato aprono però anche un altro “capitolo” sulla “geografia” mafiosa del Vibonese ed in questo caso vanno a “correggere” pure le risultanze dell’operazione “Crimine” condotta dalla Dda di Reggio Calabria. Accade infatti che nell’inchiesta “Crimine” i giudici hanno condannato a 9 anni di reclusione, per il reato di associazione mafiosa, Antonio Cuppari, 77 anni, di Panaia, frazione del comune di Spilinga, nel Vibonese, ritenendolo – sulla scorta delle sole intercettazioni – come il capo del “locale di Piscopio”. Un dato, quest’ultimo, non riscontrato però dalle dichiarazioni di Raffaele Moscato che – al di là delle intercettazioni di “Crimine” – chiarisce meglio ruoli e collocazione anche per quanto attiene la figura di Antonio Cuppari. Moscato, infatti, sebbene confermi agli inquirenti della Dda di Catanzaro l’appartenenza alla criminalità organizzata di Antonio Cuppari, non lo colloca affatto come  “capo del locale di Piscopio”, bensì quale “capo del locale di Spilinga” con cui i Piscopisani avevano “rapporti”. E’ a questo punto del verbale che il procuratore Marisa Manzini chiede quindi a Raffaele Moscato: “Perchè, a Spilinga c’è un Locale riconosciuto”? Risposta di Moscato: “Sì”. Un “capitolo”, quello del “Locale” di ‘ndrangheta di Spilinga, tutto dunque da approfondire da parte degli inquirenti, anche perchè per nulla secondario nell’ambito dello “scacchiere” mafioso del Vibonese. A Spilinga, infatti, nell’estate del 2003 è stato ucciso Raffaele Fiamingo di Rombiolo, detto “Il Vichingo”, ritenuto dagli inquirenti il boss della zona del Poro, ed è rimasto ferito nello stesso agguato pure il boss Francesco Mancuso, detto “Tabacco”, uno dei capi delle articolazioni in cui è diviso il potente casato mafioso di Limbadi e Nicotera.

‘Ndrangheta: le alleanze dei clan vibonesi spiegate dal “pentito” Raffaele Moscato (LEGGI QUI)



In questo articolo: