Nel corso del Comitato per la sicurezza, Luisa Latella ha inquadrato la criminalità in un contesto culturale che può essere interrotto  sottraendo le nuove leve alla 'ndrangheta

"Voi dovete dire dove sbagliamo, ma vogliamo critiche costruttive e fondate". Così si è aperto il Comitato di ordine e sicurezza dedicato alla città di Lamezia Terme colpita in questi ultimi giorni da un'escalation di intimidazioni. Il prefetto Luisa Latella ha aperto i lavori chiedendo agli imprenditori e alle associazioni presenti in sala un contributo. "Dobbiamo combattere insieme - ha esordito il rappresentante del governo - La città di Lamezia Terme è il cuore della Calabria, dove si sviluppano attività produttive importanti per l'economia della Regione e in questo senso gli imprenditori devono essere messi nelle condizioni di operare liberamente. La democrazia si fonda però sui numeri, più ci sono persone che combattono la 'ndrangheta, più questo arretra. Tra la magistratura, le forze di polizia e gli imprenditori ci deve essere un rapporto di reciproco scambio altrimenti si continuerà ad arrestare esponenti della criminalità che verranno immediatamente sostituiti da altri. L'ultimo furto è stato realizzato da un ragazzo di 19 anni e questo significa che c'è continuità. La 'ndrangheta indebolita dagli arresti è tornata sul territorio con i ragazzini, allora è sui valori, sulle idee e sulla cultura che dobbiamo investire. Se ci arrendiamo di fronte a questo abbiamo già perso in partenza".

L'associazione antiracket. Inequivocabili le parole proferite da Maria Teresa Morano, rappresentante dell'associazione antiracket lametina. "Nonostante le importanti operazioni antindrangheta messe a segno dalle forze dell'ordine - ha spiegato - troppo debole è stata la presa di coscienza da parte degli imprenditori. Qui a Lamezia neppure il 10% di operatori commerciali si è costituita parte civile nel processo "Andromeda" e si è finito con il mandare un messaggio di segno opposto come uno spettacolo indegno sono stati gli innumerevoli "non so" e "non ricordo" pronunciati nel corso del processo. Alle nostre sollecitazioni la quasi totalità di operatori commerciali risponde rassicurandoci di non avere problemi di racket, gli stessi che poi evocano l'intervento dell'esercito. Ma solo di un esercito di uomini liberi - ha rimarcato - abbiamo bisogno. Da parte nostra auspichiamo una maggiore consapevolezza perché nessuna operazione di polizia può liberare un territorio se non è la stessa cittadinanza a volerlo".

Le parole di Bombardieri. "La conquista della libertà non sarà mai a costo zero" ha chiarito il procuratore vicario Giovanni Bombardieri facendo eco alla parole della rappresentante dell'associazione antiracket. "Fare i processi non significa debellare la ndrangheta ma creare le condizioni per debellarla, permettendo ai cittadini e agli imprenditori di reagire. Quelle condizioni adesso sono state creata e tocca quindi alla società civile rendersi promotore di un reale cambiamento. L'attività della magistratura da sola non può bastare perché laddove si crea un vuoto ci sarà sempre qualcuno pronto a riorganizzarsi sul territorio e questi episodi di intimidazione verificatisi negli ultimi giorni ne sono l'esempio, servono infatti per riaffermare la presenza della criminalità sul territorio. Al di là delle belle parole - ha concluso il procuratore - in udienza molte dichiarazioni di persone vittime sono state ritrattate o modificate rispetto a quelle rilasciate nella fase d'indagine. Bisogna decidere, insomma: se non si ha la forza di reagire il lavoro svolto sinora rischia di essere vano". (red5)