La proposta in Parlamento di alcuni deputati del Pd, attualmente in commissione Affari istituzionali,  fa tremare gli enti locali.  

Dopo le Province, si preannunciano tempi duri per i piccoli Comuni. Con un tratto di penna, a breve 5562 centri andrebbero a sparire letteralmente dalla mappa dei municipi italiani. Nella fattispecie, si tratta degli enti al di sotto dei 5mila abitanti costretti a fondersi con il Comune se non addirittura con i Comuni più vicini fino a raggiungere la fatidica soglia. La proposta è stata definita da una ventina di deputati del Partito democratico capeggiati dall'onorevole Emanuele Lodolini. Il testo venne presentato lo scorso mese di novembre all'assemblea che lo rinviò subito dopo alla commissione Affari costituzionali, per una discussione che si prevede lunga e non priva di opposizioni (anche interne allo stesso partito di Matteo Renzi).

Le conseguenze sulla Calabria. Fatto sta, che mell'arco di due anni, la cartina geografica andrebbe ad essere ridisegnata con il  70% dei Comuni in meno, tantissimi anche in Calabria.  Nella nostra regione rischierebbero di essere depennati o accorpati 323 enti su 409, il 79% del totale.

Le penalizzazioni per le Regioni. Peraltro, secondo la proposta, ancora tutta da valutare,  le regioni che non provvederanno a quanto sancito dalla proposta di legge perderanno fino alla metà dei contributi (ad eccezione di quelli destinati a sanità e trasporti).  Gli amministratori locali invocano l'incostituzionalità del provvedimento di accorpamento che richiederebbe un referendum, sebbene siano vive da tempo, sui territori, proposte di fusione.