Bimbo morto, il dramma di Elvira ai "Fatti Vostri": "Non c'è battito, devi accettarlo"
Ospite dalla trasmissione di Magalli, Elvira Marturano, con il marito accanto, ripercorre la vicenda conclusasi con la morte del nascituro a pochi giorni dal parto all'ospedale di Vibo
Un sogno che svanisce. L'attesa trepida di un evento felice che si trasforma in un incubo. Il dramma della morte di Saverio ( così sarebbe stato chiamato il nascituro) che sopraggiunge proprio mentre si intravede la luce della vita. E' uscita dal silenzio, dopo quasi due settimane di angoscia, Elvira Marturano. La giovane mamma di San Calogero, nel Vibonese, ha raccontato ai Fatti Vostri di Giancarlo Magalli – trasmissione della quale è stata ospite insieme al marito e al legale di fiducia ( avv. Aldo Currà) - il modo in cui ha appreso nel reparto di ginecologia dell'ospedale Jazzolino di Vibo, che il piccolo che portava in grembo era ormai cadavere. Lo ha fatto accanto al marito, senza lasciare nulla al caso, narrando con dovizia di particolari l'ultimo strano mese di gravidanza. Lo ha fatto, con gli occhi ancora gonfi e le parole della ginecologa impresse bene in mente: "Non c'è battito, devi accettarlo, può succedere, supererai questa cosa".
Il dramma. La rabbia, lo sconcerto e il dolore profondo per una manciata di minuti hanno lasciato spazio a un racconto pacato e dettagliato. "Procedeva tutto per il meglio – ha detto Elvira – Mi sottoponevo gradualmente ai normali controlli, man mano che la gravidanaza andava avanti. Nel corso dei primi 3 mesi li avevo eseguiti a Milano prima che tornassimo in Calabria per motivi di lavoro".
Il racconto. Nessuna anomalia, nessun dubbio fino allo scorso 26 dicembre. "Quel giorno, a causa di dolori addominali – ha detto la donna - mi sono recata in Pronto soccorso, dopo aver preso una medicina ( Spasmex) suggeritami dalla mia dottoressa ed essermi accorta che il dolore non si attenuava. Da lì sono stata mandata nel reparto di Ginecologia dove una persona che non si è qualificata mi ha sottoposto a un tracciato. Qualche minuto più tardi è arrivato un medico che mi ha visitato e mi ha rimandato a casa. I dolori sono proseguiti, ma le rassicurazioni dell'ospedale mi hanno indotto a non preoccuparmi più di tanto".
Le rassicurazioni. La giovane donna sarebbe ritornata in ospedale due giorni più tardi, il 28 dicembre. Anche in quel caso, "solita ecografia, solite rassicurazioni e appuntamento al termine della gravidanza. Il 7 gennaio – prosegue il racconto – mi presentavo in ospedale. Dall'ecografia emergeva che il battito era assente. La ginecologa mi comunicava l'accaduto. A quel punto venivamo lasciati soli per almeno tre ore prima che venisse eseguito l taglio cesareo che ha confermato il decesso del piccolo".
L'autopsia. Alcune precisazioni sono arrivate anche dal legale della famiglia Dimasi. "Ho assistito personalmente all'autopsia – ha asserito il professionista – E' emerso che il cordone ombelicale si era attorcigliato, ma il bambino era sano. Nessuna sofferenza è stata evidenziata. Il peso del nascituro era di 2,2 kg". Lo stesso del controllo del 3 dicembre, 7 etti in meno, della visita del 28 dicembre quando alla signora sarebbe stato riferito dalla ginecologa "che il piccolo pesava 2.9 kg". Ad incrociare i dati e fare le opportune verifiche sarà a questo punto la Procura della Repubblica di Vibo Valentia che ha aperto un fascicolo di indagine a carico di tre persone parallelo agli accertamenti condotti dal Dipartimento regionale della Salute.
La difesa dei medici. Il conduttore ha anche riferito la tesi dei difensori di due degli imputati. L'avvocato Pietro Chiappalone, legale della ginecologa di fiducia della donna, ha scritto che "le cause della morte sarebbero dovute a un evento accidentale acuto verificatosi a domicilio e riscontrato in ospedale". L'avvocato Mario Bagnato, legale del medico del Pronto soccorso, si è limitato invece ad asserire che il suo assistito, avendo disposto il trasferimento in Ginecologia della paziente, "non è entrato a contatto con la stessa" facendo una serie di puntualizzazioni. "Il dott. Tripodi - ha chiarito il professionista - nella sua veste di operatore di Pronto Soccorso si è limitato ad accettare la signora Marturano presentatasi al P.S. del nosocomio Vibonese il 26 dicembre scorso. Dopo averla registrata vista la natura della sintomatologia rappresentata dalla paziente e da lui all'esame obiettivo verificata, si trattava di paziente in avanzato stato di gravidanza con dolori addominali, disponeva immediatamente il suo invio nel reparto di ginecologia dello stesso Ospedale. Qui la stessa - ha proseguito Bagnato - è stata sottoposta visita specialistica ed esami strumentali all'esito della quale veniva rinviata al P.S. per essere dimessa. Questo per chiarire come al mio assistito non possa essere addebitato nessun profilo di responsabilità neanche a mero titolo di colpa. Peraltro, risulta che la signora nei giorni successivi e sino alla data dell'infausto 7 Gennaio 2016 si sia recata altre volte presso il medesimo Ospedale senza che mai a visitarla fosse il dott. Tripodi". Poi ha espresso alcune personali considerazioni. " La prima, non quale operatore di diritto ma di semplice cittadino e padre - ha chiarito - è la mia più sincera vicinanza alla madre ad al padre del piccolo per la tragedia che li ha colpiti . La seconda di natura tecnica è di un mio assoluto distacco rispetto a quello che si è scatenato dopo l'evento. Un accanimento mediatico assolutamente stucchevole ed ingiustificabile. omprendo che viviamo in un momento storico in cui tutti tutti siamo esposti e forse sovraesposti mediaticamente. Ma il giusto ed inviolabile diritto di cronaca non deve sconfinare in processi anticipati sulle eventuali responsabilità ancora tutte da accertare. Questa spettacolarizzazione del dolore altrui, benché comprensibilissimo, si scontra in maniera netta con quello che è il nostro sistema giudiziario. Prima vanno accertate le responsabilità e poi puniti, una volta individuati, gli eventuali colpevoli. Non il contrario. Vi è una Magistratura quella Vibonese, valentissima, che sta indagando a 360° e che deve essere lasciata al suo lavoro, la quale farà certamente luce su questa vicenda. E' stato disposto un accertamento irripetibile, aspettiamo gli esiti. Contrariamente - ha chiosato - si rischia di anticipare giudizi che, inevitabilmente, vanno a ledere i diritti, altrettanto legittimi, di soggetti assolutamente non responsabili di alcunché".
