Processo "Purgatorio": rinvio al 19 febbraio per inizio esame imputati
I legali dell'avvocato Galati impegnati in altri processi. Calendarizzate 10 udienze. Non ancora depositate le trascrizioni delle intercettazioni da parte del perito del Tribunale
di GIUSEPPE BAGLIVO
Nulla da fare stamane dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia per il processo nato dall’inchiesta denominata “Purgatorio” e che vede imputati l’ex capo della Squadra Mobile di Vibo, Maurizio Lento ed il suo vice Emanuele Rodonò, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, e l’avvocato Antonio Galati. L’udienza è stata rinviata al 19 febbraio prossimo a causa di un impedimento dei legali dell’avvocato Galati, impegnati in altro processo. In tale data – dopo un rinvio di oltre tre mesi visto che l’ultima udienza si era tenuta il 2 ottobre scorso – dovrà essere accompagnato coattivamente in aula dalla Squadra Mobile il teste Vincenzo Barba, 30 anni, domiciliato a Vibo, citato per l’udienza odierna ma ancora una volta assente. Sempre nella prossima udienza del 19 febbraio è stato programmato l’inizio dell’esame dell’imputato Antonio Galati che risponderà prima alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo, e poi a quelle della sua difesa (avvocati Sergio Rotundo e Guido Contestabile) e degli avvocati Maurizio Nucci (difensore di Lento) e Armando Veneto (legale di Rodonò).
Il Tribunale collegiale presieduto da Alberto Filardo, a latere i giudici Anna Rombolà e Graziamaria Monaco, ha quindi calendarizzato anche le altre udienze del processo che si terranno il 26 febbraio, il 4, l’11 ed il 18 marzo, giorno 1, 8, 15, 22 e 29 aprile. Tutte con inizio fissato per le ore 9.30.

Trascrizioni intercettazioni non ancora consegnate. L’esame dell’avvocato Antonio Galati da parte del pm e poi dei difensori era stato programmato per oggi e – cosa insolita per un processo penale – si sarebbe dovuto tenere senza che il Tribunale collegiale e le parti processuali (pm ed avvocati della difesa) dispongano ancora delle trascrizioni delle intercettazioni ambientali e telefoniche affidate dal Collegio ad un perito. Non si tratta di un particolare secondario, posto che quasi tutta “l’impalcatura” accusatoria del processo si basa sulle intercettazioni captate dal Ros di Catanzaro all’epoca diretto dal maggiore (oggi colonnello) Giovanni Sozzo.
Le “anomalie” dell’esame dei testi del pm sulla scorta delle trascrizioni della sola polizia giudiziaria. Solo quanto trascritto dal perito nominato dal Tribunale, e che dovrà essere consegnato al Collegio, farà infatti fede per i giudici. Eppure sinora tutti i testi dell’accusa sono stati ascoltati in aula dal pm e dal Tribunale avendo a disposizione unicamente le intercettazioni riportate dai carabinieri del Ros nelle loro trascrizioni versate nelle informative dirette alla Dda. Lo stesso teste principale dell’accusa e “motore” dell’intera attività investigativa – ovvero il colonnello Giovanni Sozzo – ha deposto in aula sulle trascrizioni delle intercettazioni dallo stesso captate ed ascoltate, non essendoci allo stato alcuna perizia trascrittiva del perito incaricato dal Tribunale sulle intercettazioni del Ros. Nulla si sa, quindi, in ordine alla completezza della trascrizione delle intercettazioni così come sull’interpretazione di alcune frasi captate che – come avviene in tantissimi processi – può essere ben differente fra quella del perito e quella della polizia giudiziaria e spesso cambiare le stesse sorti di un intero processo. Basti pensare, del resto, che nel processo in questione ("Purgatorio") lo stesso principale teste dell'accusa, Giovanni Sozzo, ha dichiarato in aula che quanto alla presunta mancanza di indagini sui Mancuso da parte di Lento e Rodonò, la stessa si ricaverebbe "dall'interpretazione fatta dal Ros di alcune intercettazioni, ma senza ulteriori accertamenti". Ecco, dunque, perchè diviene fondamentale il deposito delle trascrizioni delle intercettazioni ad opera del perito nominato dal Tribunale, "giocandosi" il processo anche, e soprattutto, sulla giusta interpretazione da dare ai dialoghi captati dal Ros. Il 19 febbraio – prossima udienza del processo – si saprà quindi se l’avvocato Galati dovrà deporre in aula in assenza delle trascrizioni delle intercettazioni da parte del perito nominato dal Tribunale oppure tale perizia sarà stata nel frattempo depositata.

Precedente udienza con la deposizione del giudice Regolo. La precedente udienza del processo “Purgatorio” si era tenuta il 2 ottobre scorso quando aveva deposto in aula il giudice Fabio Regolo, in servizio a Vibo Valentia dal 2009 quale giudice delegato ai fallimenti e poi quale giudice penale e gip ed ora pm alla Procura di Catania. Citato quale teste dell’accusa, il giudice rispondendo alle domande del pm della Dda, Camillo Falvo, non ha confermato la tesi accusatoria del Ros di Catanzaro che con il colonnello Giovanni Sozzo (ascoltato in udienza il 22 maggio dello scorso anno ) aveva parlato di “guerra” all’interno del Tribunale di Vibo collocando i magistrati (oggi quasi tutti trasferiti in altre sedi) come divisi in due opposte fazioni. Il teste Regolo aveva poi escluso di aver mai avuto contrasti di alcun genere con l’avvocato Galati. “Posso assicurare – aveva detto in aula il teste Regolo - che non vi è mai stata alcuna lotta, guerra o scontro fra i magistrati del Tribunale di Vibo Valentia, così come nessun contrasto fra giudici, ma solo normali e fisiologici confronti con magari qualche divergenza fra colleghi che però rientra nell’ambito della normalità”. Questo quanto sostenuto nella precedente dal giudice Regolo. Prossima udienza il 19 febbraio.
