Villa Cordopatri a Vibo: quasi 40 anni di condanna al degrado
Le complesse vicende legate all'area si trascinano insolute da anni ed anni. Nel 1996 è scaduto pure il vincolo di esproprio del terreno disposto 6 anni prima dal Comune
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di GIUSEPPE BAGLIVO
Pieno centro storico, a due passi dal duomo di San Leoluca e dal monumento a Luigi Razza. E’ qui che si trova il più desolante “monumento” al degrado della città, ovvero l’ex Villa Cordopatri. O meglio, ciò che di essa rimane. Sono passati quasi 40 anni, ma lo scempio ambientale rimane sempre lì ben visibile, immutabile. Un’intera generazione di vibonesi è nata, cresciuta e continua a convivere con tale vergogna. Ed al degrado, col passare del tempo, ci si fa l’abitudine e quasi non lo si vede più.

Un pò di storia. Villa Cordopatri - un antico fabbricato con annesso giardino privato - sorge in via Alcide De Gasperi, incrocio con via Murat. Nel 1974 gli eredi dell’antica e nobile famiglia ottenevano dal sindaco dell’epoca una licenza edilizia per realizzare un palazzo di cinque piani. Dopo la licenza, però, gli eredi Cordopatri vendevano l’intera proprietà ad una ditta reggina, la quale iniziava i lavori per la costruzione del fabbricato, non potendo di certo prevedere quanto di lì a poco sarebbe successo. Neanche il tempo di elevare un paio di pilastri in cemento armato ed ecco infatti il primo stop da parte della Sovrintendenza alle Belli Arti la quale intimava l’immediato trasferimento del costruendo edificio. Alla ditta reggina non rimaneva così che sospendere i lavori. Aveva inizio un’interminabile “telenovela” tutta vibonese.
L'inizio della "vergogna". La ditta reggina presentava infatti all’amministrazione comunale dell’epoca un nuovo progetto con una soluzione di ripiego: la costruzione di alcuni edifici in deroga. Ma da “palazzo Luigi Razza”, nessuna risposta. Erano gli anni del “sacco” di Vibo. Anni in cui le regole urbanistiche sono state del tutto disattese e stravolte, in perenne regime di “deregulation” e con crisi politiche continue.
Non ottenendo risposte dal Comune, la ditta reggina riprendeva così, qualche mese più tardi dalla prima interruzione, i lavori. Via con la costruzione di qualche altro pilastro e subito un nuovo stop. Era un’ingiunzione, questa volta, a fermare la costruzione. Ingiunzione che prevedeva la demolizione di tutte le opere già realizzate in difformità dal progetto. Una demolizione che, però, non è mai stata eseguita. Con i lavori bloccati e sospesi, trascorreva quindi l’intero decennio degli anni ‘80, sin quando, nel 1990, l’Ufficio tecnico comunale redigeva un Piano di recupero del centro storico che per i terreni dell’ex Villa Cordopatri prevedeva l’esproprio.

Le mancate risposte del Consiglio comunale. La vicenda, però, era ben lontana da una positiva conclusione. Il procuratore legale della ditta reggina presentava infatti all’amministrazione comunale un altro progetto in deroga che, tenendo questa volta in considerazione tutti i vincoli indicati dalla Sovrintendenza, prevedeva la costruzione di un nuovo fabbricato con all’interno una serie di attività di pubblico interesse quali locali commerciali, bar e ristoro, i cui elementi costruttivi dovevano essere rapportati alla realtà ambientale ed architettonica dei luoghi circostanti. Il progetto, inoltre, prevedeva la realizzazione pure di due piani fuori terra destinati ad uffici e studi professionali, con l’ingresso pensato in via Murat.
La richiesta della ditta, più volte iscritta all’ordine del giorno in Consiglio comunale, non ha però mai trovato risposte e nel luglio del 1996 è scaduto anche il vincolo di esproprio sull’intera area. La “vergogna” è ancora lontana dall’essere eliminata.
Le "dimenticanze" dei candidati a sindaco e dei consiglieri comunali. Che il "monumento" al degrado sia ben lontano dall'essere eliminato lo dimostra del resto la scarsa attenzione riservata dai politici locali - e aspiranti tali - alla risoluzione della vicenda. Se si prendono infatti in esame i programmi elettorali dei candidati a sindaco delle ultime amministrative del maggio scorso - quello del sindaco Elio Costa in primis - non vi si trova neanche un rigo sulla vicenda e l'area dell'ex villa Cordopatri non viene mai neanche menzionata. E se il degrado non lo si vede, o ci si dimentica dello stesso, di certo non lo si potrà mai eliminare...
