Caccia all’immigrato a Rosarno. Tornano le aggressioni, sale la tensione

Gli africani aggrediti a sprangate al ritorno dai campi. A denunciare gli episodi di violenza sono Sos Rosarno, Medici per i Diritti Umani e la parrocchia del Bosco di Rosarno

Ci risiamo. A Rosarno la tensione si taglia a fette. Come accade quasi ogni anno nel centro della Piana di Gioia Tauro si susseguono gli episodi di violenza ai danni degli immigrati, giunti in città per raccogliere gli agrumi. Giornate di dodici ore di lavoro intenso e continuato per una paga di 25 euro nella migliore delle ipotesi. Tutto a vantaggio esclusivo di “caporali”, faccendieri e proprietari terrieri i cui interessi sempre più spesso coincidono con quelli della ‘ndrangheta e delle organizzazioni criminali. Alla sera quando gli africani rientrano a piedi o al massimo in bicicletta dai campi vengono aggrediti a sprangate, colpiti con bastoni o addirittura feriti con assi di ferro lanciati dai finestrini delle auto in corsa. Una caccia all’uomo che è un film già visto tra Rosarno e San Ferdinando dove gli extracomunitari vivono, ospitati all’interno di orrende e fatiscenti tendopoli prive di ogni requisito sanitario.

La denuncia. A segnalare alle autorità competenti gli episodi di violenza sono Sos Rosarno, Medici per i Diritti Umani e la Parrocchia del Bosco di Rosarno nella figura di Don Roberto Meduri. Da Novembre 2015 ad oggi, sono già tre i casi emersi dalle testimonianze che gli operatori della clinica mobile di Medu e Don Roberto Meduri hanno raccolto direttamente dalle vittime. Si tratta di tre lavoratori – due del Burkina Faso e uno del Mali  –  aggrediti da sconosciuti mentre rientravano nella tendopoli di San Ferdinando, dove ad oggi più di mille braccianti vivono in condizioni a dir poco disastrose. Secondo le testimonianze, la dinamica pare essere stata la medesima: tra le 18 e le 20, quando  l’illuminazione nell’area industriale era pressoché assente, dei malviventi in macchina, sporgendosi dal finestrino dell’autovettura, hanno ferito con una spranga di ferro i ragazzi che stavano rientrando a piedi o in bicicletta. Due delle vittime, condotte al Pronto Soccorso, hanno riportato un trauma alla testa. Uno di questi ha già sporto denuncia ai Carabinieri.

L’intervento del governatore. Della vicenda si è interessato anche il presidente della Regione Mario Oliverio che ha avuto un colloquio telefonico con il Prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno.Oliverio ha rappresentato la necessità di assumere urgenti ed adeguate iniziative, al fine di realizzare le condizioni basilari per consentire una sistemazione dignitosa agli oltre settecento immigrati che vivono in questo insediamento. In particolare, il presidente Oliverio – informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta – ha chiesto a Morcone di verificare la disponibilità di “container” e moduli per i servizi. Lo stesso presidente ha proposto l’istituzione di un fondo di trecentomila euro nel bilancio regionale, già approvato dalla commissione Bilancio.

Vertice in Prefettura. Ieri ha Reggio lo stesso Oliverio ha partecipato ad una riunione promossa dal prefetto di Reggio Calabria Claudio Sammartino “Ritengo necessario –ha detto il Presidente Oliverio – intervenire con urgenza affinchè il Centro immigrati di San Ferdinando sia messo nelle condizioni di garantire la dignità di centinaia di persone. L’obiettivo deve essere quello di cancellare luoghi come quello di San Ferdinando, realizzando un progetto di accoglienza ed integrazione diffuse sul territorio. Tuttavia, nell’immediato, è necessario agire per garantire le condizioni minime del vivere civile nell’insediamento di San Ferdinando”.



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