La Suprema Corte ha ritenuto colpevole il boss dell'omonimo clan di Gerocarne per i delitti Abbruzzese e Bevilacqua consumati a Cassano su mandato dell'ex boss Forastefano

La Cassazione ha confermato la condanna all'ergastolo per Bruno Emanuele,  44 anni, di Gerocarne, ritenendolo l'esecutore materiale degli omicidi di Nicola Abbruzzese e  Antonino Bevilacqua, detto “Popin”, considerati esponenti di spicco della criminalità rom di Cassano allo Ionio, nel Cosentino, uccisi con numerosi colpi d'arma da fuoco nel 2003 e nel 2004. L'ex boss di Cassano allo Ionio, Tonino Forastefano, ritenuto  il mandante dei due omicidi, è stato invece condannato a 14 anni di reclusione in quanto divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia. Bruno Emanuele, ritenuto a capo dell'omonimo clan attivo in tutto il territorio delle Preserre vibonesi, era difeso dagli avvocati Giancarlo Pittelli ed Enzo Galeota. Tonino Forastefano era invece assistito dall'avvocato Sante Foresta.

Ha retto dunque l'impianto accusatorio che ha dimostrato in via definitiva la solida alleanza stretta negli scorsi anni fra i clan Emanuele e Forastefano, con lo scambio di armi e sicari per compiere agguati. Il 21 gennaio scorso, Bruno Emanuele è stato invece condannato dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia a 24 anni di reclusione per associazione mafiosa, estorsioni, armi e traffico di stupefacenti al termine del processo nato dall'operazione antimafia denominata "Luce nei boschi". E' invece attesa la sentenza della Corte d'Assise di Catanzaro per il duplice omicidio dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo, esponenti di spicco dell'omonimo clan di Ariola di Gerocarne, freddati da un commando nel 2002 nei pressi dell'acquedotto di Gerocarne. Per tale duplice omicidio, la Dda di Catanzaro ha chiesto per Bruno Emanuele la condanna all'ergastolo. (g.b.)