'Ndrangheta: dure condanne per Giulio Bellocco e compagna
Sette condanne e tre assoluzioni. Questa la sentenza emessa dal Tribunale collegiale di Palmi al termine del processo nato dall'operazione antimafia denominata “Tramonto” della Dda di Reggio Calabria contro il clan Bellocco di Rosarno, fra i più pericolosi dell'intera 'ndrangheta. Ben 18 anni di carcere per associazione mafiosa sono stati inflitti a Giulio Bellocco, 64 anni, dell'omonimo clan di Rosarno ma residente a San Ferdinando. Condanna anche per la compagna, Aurora Spanò, di 68 anni, a cui il Tribunale ha inflitto 25 anni di reclusione. Giuseppe Spanò (nipote di Aurora Spanò), 44 anni, già agente della polizia municipale del Comune di San Ferdinando, è stato invece condannato a 3 anni e 6 mesi. Condannati pure, per il reato di favoreggiamento, gli imprenditori Secolo di Rosarno, e precisamente: Antonio Secolo a 3 anni di reclusione, Gaetano Secolo a 3 anni, Maria Grazia Secolo ad 1 anno e 6 mesi (per lei pena sospesa). Condannato, infine, anche l'ex comandante della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando, Giuseppe “Vito” Stucci, di 61 anni. Per lui una pena di 3 anni e 6 mesi. Assolti, invece, Vincenza Bellocco (13 anni e 6 mesi la richiesta dei pm), Vincenzo Piromalli (erano stati chiesti 4 anni), e Antonio Napoli (per il quale erano stati chiesti 15 anni), quest'ultimo già condannato all'ergastolo per l'omicidio di Fabrizio Pioli.
Alla base di parte dell'impianto accusatorio, sostenuto in aula dai pm Luca Miceli e Matteo Centini (in udienza preliminare c'era invece il pm Giovanni Musarò, ora trasferito alla Procura di Roma), anche le dichiarazioni di Stefania Secolo, sorella degli imprenditori di Rosarno condannati per favoreggiamento. Secondo la Dda, i tre Secolo avrebbero preferito soccombere alle pretese di Bellocco e compagni, piuttosto che aiutare gli inquirenti.
Stefania Rita Secolo ha poi raccontato in aula di sapere che uno dei suoi familiari ottenne dai Bellocco un prestito di 600 mila euro lievitato con tassi ad usura sino ad un milione di euro. Antonio Secolo - imprenditore edile con il fratello Gaetano in provincia di Brescia – non riuscì però a pagare tale cifra ed i Bellocco, a “saldo” del debito, pretesero il palazzo della famiglia Secolo a Rosarno dove vivono Stefania e le sue sorelle con i mariti.

Nel processo sono infine confluite pure le dichiarazioni della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola, uccisa nell'agosto 2011 con dell'acido muriatico che – stando alla sentenza di condanna di primo grado – gli sarebbe stato fatto bere dai suoi stessi familiari per simulare un suicidio e tapparle definitivamente la bocca.
