Calabresi nel mondo, Grillo (FI): “Da Oliverio e Greco solo ipocrisia”

Alfonsino Grillo
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L’ex consigliere regionale stigmatizza il modus operandi dell’attuale presidente della giunta e di Orlandino Greco

“Premetto che non mi trovo assolutamente d’accordo con chi sostiene che finanziare le attività culturali delle associazioni, confederazioni, e federazioni dei calabresi nel mondo sono un inutile sperpero di denaro pubblico. L’attività che questi svolgono nei paesi di appartenenza di tutto il mondo hanno portato più risultati, successi ed economia, nel turismo come nella promozione, dei fondi d’investimento dedicati. Vero è invece che tali attività, in passato, non solo erano mal regolamentate, spesso addirittura non venivano nemmeno concertate con la Regione Calabria. Sia chiaro non per responsabilità degli operosi associati Calabresi, ma per una complicata e dicotomica regolamentazione che, per l’argomento in questione, prevedeva addirittura più norme, leggi e decreti”. Lo scrive in una nota l’ex consigliere regionale Alfonso Grillo, attualmente espressione di Forza Italia.

“Va da sé -prosegue Grillo – che spesso molti degli eventi organizzati, a volte anche di spessore, meritevoli di riconoscimento, venivano ignorati per cavilli burocratici, mentre iniziative povere di significato e contenuto ottenevano i finanziamenti richiesti. Si aggiunga che la figura del consultore, a cui era demandato il ruolo di rappresentanza della Regione all’estero, era considerato del tutto marginale rispetto a tutto ciò che accadeva nello Stato di competenza, senza nessun coinvolgimento nelle attività programmate. Un sistema quindi che tecnicamente non poteva funzionare, su un tema tra l’altro normato da una architettura legislativa superata che ne scrutava esclusivamente gli aspetti drammatici ed emozionali senza tener conto dell’arricchimento che il fenomeno durante il suo processo di completamento sociale col tempo rilascia”.

“L’emigrazione – sottolinea – è stata per il Paese intero, e per la Calabria in particolare, una vero e proprio dramma sociale, ma dopo anni non ci si può certo dedicare esclusivamente al processo d’integrazione, che tra l’altro, per i nostri conterranei in questione, si è compiuto pienamente.
C’è invece da invertire la tendenza approfittando della grande risorsa umana, culturale e intellettuale, che la Calabria ha ceduto al mondo, per creare ricchezza e averne un ritorno d’immagine. E su questi presupposti che prese forma la legge 54/2012 “legge organica in materia di relazioni tra Regione Calabria e comunità dei calabresi nel mondo”, puntando principalmente sulle nuove generazioni, sul turismo identitario, sulle borse di studio e gli investimenti produttivi. Stimolando l’aggregazione e la partecipazione, anche tra associazioni dello stesso Stato, si è pensato di individuare spazi di confronto e dibattito rafforzando il ruolo delle Federazioni e Confederazioni. Delegato all’emigrazione per la Regione Calabria, iniziai ad acquisire notizie sul campo consultando Comites, associazioni, federazioni e confederazioni di tutto il mondo raccogliendo proposte e suggerimenti per portare in Consiglio Regionale una legge innovativa. Legge che venne accolta con entusiasmo da addetti ai lavori, studiosi e intellettuali del settore e che in soli due anni ha portato risultati apprezzabili in termini di interscambio commerciale, accordi internazionali in tema di turismo e in particolare nell’agroalimentare. Senza trascurare l’esperienza empirica dei corsi di formazione sulla cultura e le tradizioni della Calabria che hanno interessato i giovani discendenti delle famiglie calabresi.Greco, che da quando si è insediato non fa altro che studiare e smantellare le mie proposte – vedi legge sulla dieta mediterranea – avrebbe dovuto fare una sola semplice modifica, eliminare l’articolo 25 – Fondazione Calabresi nel mondo – tra l’altro, già previsto in chiusura dalla precedente legislatura”.

“Per il resto avrebbe fatto un ottimo lavoro, da delegato all’emigrazione, semplicemente stimolando l’applicazione della legge 54/2012. Con la revisione di alcuni articoli, invece, ha manifestato la volontà di ritornare al passato perdendo di vista lo slancio che il forte legame identitario poteva imprimere ad esempio all’internalizzazione della calabria in un rinnovato rapporto tra la Regione e comunità estere. Limitando le competenze dei consultori e del direttivo della consulta, portandolo a semplice ruolo di testimonianza, come si evince cole modifiche agli art. 18 e 21; bloccando gli investimenti con l’abrogazione dell’articolo 6, o impedendo il cambio generazionale cassando il comma che obbligava il turnover tra consultori, previsto per non più di due mandati, o alimentando le divisioni tra realtà associative si finisce per creare il caos e tornare alla libera discrezionalità dei finanziamenti senza ne arte né parte. La modifica approvata in consiglio qualche settimana prima del loro viaggio è un modesto regalo per i passionali e laboriosi Calabresi d’Argentina che avrebbe meritato molto di più della semplice apparenza di un progetto che non ha nulla di grandioso; è semplicemente tattica dell’ipocrisia di chi vorrebbe dimostrare, prima che il sipario si chiuda su questa fallimentare esperienza legislativa, di aver fatto qualcosa”.

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