Economia in affanno e in Calabria quasi 4mila imprese hanno chiuso i battenti

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Dati sempre più allarmanti quelli diffusi da Confcommercio. Il saldo tra la cessazioni delle attività e l’apertura delle nuove imprese è assai negativo

Solo nel primo trimestre del 2018 in Calabria sono ben 3.637 gli imprenditori che hanno deciso di cessare la propria attività, con un saldo negativo di aperture nuove imprese di 421 unita’. Il dato è stato diffuso dalla Confcommercio metropolitana di Reggio Calabria, ed estrapolato dai dati elaborati da Movimprese-Unioncamere. Sono artigiani e commercianti gli imprenditori che hanno deciso di chiudere le proprie attività; diminuiscono anche gli agricoltori e gli imprenditori edili. La città di Reggio Calabria si trova al ventesimo posto nella graduatoria provinciale per tasso di crescita trimestrale.

Il dato negativo conferma quanto già denunciato nei mesi scorsi dal presidente di Confcommercio Reggio Calabria, Giovanni Santoro. “Città silente la nostra, dove la crisi che attanaglia il settore commerciale reggino è sempre più evidente – ha commentato Santoro – ciò viene confermato anche dall’indagine di Unioncamere che evidenzia tra l’altro come, nel solo primo trimestre del 2018, le cessazioni di attività economiche superano le nuove aperture. Dato che si registra per la prima volta nella storia della nostra città”.

“Fare impresa a Reggio Calabria è veramente diventato difficile – ha aggiunto Santoro – ed essere la città con le imposte comunali più alte d’Italia non incentiva l’avvio di attività imprenditoriali. Questo dimostra che, nonostante le deboli misure o gli incentivi per l’avvio di impresa (come il progetto “Resto al Sud”), l’imprenditoria non cresce in termini numerici. Per gli investitori, al momento, non risulta essere infatti conveniente far nascere in questo territorio una nuova impresa in qualsiasi settore economico. “Manca completamente una politica di rilancio economico del territorio – conclude il presidente di Confommercio Reggio Calabria – nonostante i cospicui finanziamenti dell’agenda urbana regionale, nazionale e comunitaria. Ancora non risultano essere visibili nessun beneficio ed alcuna ricaduta in città o in provincia”.

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