Giù dal viadotto di Pizzo, chiesto il processo per tre sanitari dell’ospedale di Vibo

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L’inchiesta della Procura riguarda il suicidio di Sonia Pontoriero, deceduta nel settembre del 2016 dopo essersi lanciata dal viadotto autostradale

Il pubblico ministero della Procura di Vibo Valentia, Claudia Colucci, ha richiesto il rinvio a giudizio di medici ed infermieri del nosocomio vibonese con l’imputazione di abbandono di incapace, in riferimento alla tragica vicenda di Sonia Pontoriero, giovane nota in città, deceduta il 29 settembre 2016 dopo essersi lanciata dal viadotto autostradale di Pizzo.

I sanitari indagati. Si tratta della psichiatra Fulvia Franca Mazza, 63 anni, di Vibo Valentia, (difesa dall’avvocato Francesco Muzzopappa); della psicologa Giovanna De Maria 62 anni di Vibo Valentia (avvocato Costantino Casuscelli); dell’infermiere Raffaele Sette 57 anni di Arena (avvocato Vincenzo Gennaro). Secondo il pubblico Ministero, gli indagati, in concorso tra loro e nelle rispettive qualità professionali, abbandonavano Sonia Pontoriero, persona incapace di provvedere a sé stessa a cagione di patologia psichiatrica, omettendo di procedere al trattamento sanitario previsto per legge, sussistendone i presupposti nonché l’autorizzazione prestata da un parente all’uso della forza, lasciando che la Pontoriero si allontanasse dal reparto; allontanamento concluso con il tragico epilogo del suicidio, evento prevedibile in considerazione delle precarie condizioni psichiche della paziente.

Giù dal viadotto. La giovane venne recuperata in stato di incoscienza ma ancora viva dai vigili del fuoco in fondo ad un dirupo sotto il ponte autostradale dal quale si era lanciata. Le sue condizioni apparvero subito gravissime, tanto che morì poco dopo il ricovero in ospedale. Sulla tragica vicenda si innesta ora l’azione giudiziaria della procura di Vibo Valentia; il gup Gabriella Lupoli ha fissato l’udienza del 19 giugno 2018 per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti degli imputati; la parte offesa è stata individuata in Rosa Garreffa (avvocato Giuseppe Di Renzo), madre della giovane deceduta.

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