Tentato omicidio Zito, per il Tdl non ci sono prove del coinvolgimento di Barbaro

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Il Riesame ha accolto il secondo ricorso proposto dal legale dell’indagato, l’avvocato Renato Vigna, dopo l’annullamento in Cassazione

Il Tdl di Reggio Calabria, presieduto dal giudice Silvia Capone, ha annullato l’ordinanza emessa dal gip distrettuale che aveva colpito Giuseppe Barbaro. Il gioiese, arrestato nell’operazione contro la cosca Piromalli coordinata dalla procura antimafia denominata “Provvidenza”, è accusato del tentato omicidio di Michele Zito, insieme a altri imputati finiti nel procedimento e accusati di fare parte del potente clan di Gioia Tauro. Un delitto che doveva essere la risposta all’attentato compiuto contro Gaetano Tomaselli e Giuseppe Trimboli, pare, per questioni di droga.

L’accoglimento in Cassazione Il primo ricorso davanti al Riesame proposta dal legale di Barbaro, l’avvocato Renato Vigna, era stato rigettato e per questo motivo il difensore era ricorso in Cassazione. La Suprema Corte aveva accolto il ricorso annullando con rinvio per un nuovo esame al Tribunale di Reggio Calabria. Il Tdl, in linea con quanto avevano stabilito i giudici di Cassazione, hanno accolto il ricorso presentato dalla difesa solo per quanto riguarda l’accusa del tentato omicidio. Barbaro, infatti, rimane in carcere perché l’accusa di associazione mafiosa è rimasta in piedi.

Il secondo Tdl Per quanto riguarda il progetto di uccidere Zito, anche secondo i giudici del Tdl, era realmente esistito, ma l’indecisione dei vertici del clan Piromalli, nella fattispecie la poca convinzione di Teodoro Mazzaferro classe ’75, e le difficoltà logistiche presentate nell’organizzazione del delitto, avrebbero di fatto reso impraticabile il piano di uccidere Zito. «Gli elementi acquisiti – scrive il Tdl – in buona sostanza, mostrano una realtà caratterizzata da una forte indecisione da parte dei vertici (in particolare del Mazzaferro) di dare il via all’esecuzione dell’omicidio dello Zito; questo stato di cose, inevitabilmente, influenzava i soggetti che operavano sul versante organizzativo del delitto (tra cui Barbaro), non potendo, chiaramente agire di propria iniziativa in assenza di direttive provenienti dal Mazzaferro». 

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