Processo contro il clan Muto, chiesti oltre tre secoli e mezzo di carcere

TRIBUNALE NUOVO CATANZARO
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Si ritornerà in aula il prossimo 15 gennaio per l’inizio delle arringhe difensive

di GABRIELLA PASSARIELLO

Pene comprese dai 20 anni ai 2 anni di reclusione sono stati chiesti in aula oggi dal pm Alessandro Prontera per i 39 imputati , che hanno optato per il rito abbreviato, coinvolti nel maxi-blitz antimafia “Frontiera” e “Cinque Lustri”. Il primo scattò il 19 luglio dello scorso anno e portò a 58 misure cautelari, il secondo risale al 19 gennaio scorso e rappresenta una prosecuzione dell’inchiesta contro capi e gregari del clan Muto. Secondo le ipotesi accusatorie, da Diamante a Scalea a Praia a Mare, fiumi di droga avrebbero inondato di cocaina, hascisc e marijuana le principali località balneari della costa tirrenica calabrese sotto il controllo del clan Muto. Un clan che per oltre un trentennio avrebbe monopolizzato le risorse economiche del territorio curando nei minimi dettagli la commercializzazione di prodotti ittici su tutta l’area turistica del Tirreno cosentino. 

Le richieste di pena. Il pubblico ministero davanti al gup distrettuale di Catanzaro Antonio Battaglia ha invocato per Carlo Antonuccio(37 anni), di Cetraro, 8 anni di reclusione; Gianluca Arlia, (24 anni), di Paola, 5 anni; Salvatore Baldino, (56 anni), di Cosenza, 2 anni di carcere; Giuseppe Nicola Bosco,  (66 anni,)  di Ionadi, 2 anni; Gennaro Brescia, (53 anni), di Catanzaro, 2 anni; Giulio Caccamo, (42 anni), di Scalea 7 anni; Pietro Calabria, (31 anni),  di Paola, 7 anni; Gianluca Caprino, (42 anni), di Cosenza, 2 anni ; Angelo Casella, (69 anni), di Diamante, 8 anni ; Fedele Cipolla, (30 anni), di Cetraro, 15 anni ; Franco Cipolla, (56 anni), detto “Tabacco”, di Cetraro, 20 anni; Angelina Corsanto, (74 anni), di Cetraro, 10 anni; Alessandro De Pasquale, (36 anni), di Cetraro, 17 anni; Antonio Di Pietromica, (50 anni), detto “Tonino” di Belvedere Marittimo, 6 anni; Gianfranco Di Santo, (47 anni), detto “Pulicino”, di San Nicola Arcella, 7 anni; Giuseppe Natale Esposito, (64 anni), di San Mango D’Aquino, 9 anni; Giuseppe Fiore, (44 anni), di Rose, 12 anni; Adolfo Foggetti, (32 anni), di Cosenza, 4 anni; Antonietta Galliano, (54 anni), di Cetraro, 2 anni; Guido Maccari, (35 anni), detto “Mazzaruni”, di Cetraro, 20 anni; Giuseppe Montemurro, (37 anni), di Cosenza, 4 anni; Luigi Muto, (54 anni), di Acquappesa, 17 anni; Mara Muto, detto “Mary”, (44 anni), di Cetraro, 9 anni; Sandra Muto, (49 anni), di Belvedere Marittimo, 2 anni; Carmine Occhiuzzi, detto “Minuccio”, (64 anni), di Cetraro, 15 anni; Luca Occhiuzzi, (29 anni), di Cetraro, 15 anni; Andrea Orsino, (46 anni), di Cetraro, 13 anni; Alfredo Palermo, (34 anni), di Paola, 17 anni; Valentino Palermo, (27 anni), di Paola, 16 anni; Sara Pascariello, (22 anni), di Cetraro, 6 anni; Sabrina Silvana Raimondi, (41 anni), di Rozzano (Milano), 8 anni; Vittorio Reale, (32 anni), di Leuzzi, 7 anni; Giuseppe Scornaienchi, detto “Pino o Cunfiett”, (22 anni), di Cetraro, 15 anni; Salvatore Sinicropi, (40 anni), di Praia a Mare, 14 anni; Rocco Eupremio Trazza (41 anni), di Belvedere Marittimo, 8 anni; Carmelo Valente, detto “Testa bianca” o “Ravanelli”, 16 anni; Emanuel La Scaleia, (39 anni), detto “Bacheca” di Praia a Mare, 7 anni;  Luigi Sarmiento detto “Gino Fish”, (50 anni), di Scalea 4 anni di reclusione e Giuseppe Calabria, (37 anni), di Paola 7 anni di carcere. Si ritornerà in aula il prossimo 15 gennaio per l’inizio delle arringhe difensive.

Le ipotesi di accusa. Gli imputati dovranno difendersi a vario titolo dalle accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso a quella finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Estorsione tentata e consumata, rapina, usura, illecita concorrenza con violenza e minaccia, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici.

Il maxi blitz “Frontiera” scattato il 19 luglio dell’anno scorso ha portato a 58 misure cautelari contro capi e gregari del clan Muto e alla contestuale esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore di 7 milioni di euro. Le indagini hanno avuto inizio da un troncone di inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore di Pollica (Salerno) ucciso nel 2010. Indagini mirate ad accertare l’operatività nel Cilento e nel Vallo di Diano di articolazioni della cosca Muto di Cetraro attive nel settore del narcotraffico. L’attenzione si è focalizzata su Vito Gallo di Sala Consilina in storici rapporti con Francesco e Luigi Muto di Cetraro, nonché con Pietro Valente, rappresentante della ‘ndrina di Scalea, federata agli stessi Muto. Un’operazione che ha consentito di delineare l’operatività di un sodalizio mafioso facente capo a Francesco Muto, il “Re del pesce”, dedito principalmente al narcotraffico e allo sfruttamento di risorse sul territorio, con attività fittiziamente intestate ad una serie di prestanome con l’unico obiettivo di avere il controllo di importanti settori commerciali, primo fra tutti il mercato ittico.

“Cinque Lustri”. L’operazione risale al 19 gennaio scorso e rappresenta una prosecuzione di Frontiera contro capi e gregari del clan Muto. Un’ inchiesta scattata congiuntamente con un’altra importante indagine, questa volta della Dda di Reggio, nome in codice Cumbertazione, e ha portato in tutto all’esecuzione di 35 arresti e al sequestro preventivo di 54 imprese in tutta Italia. Nel lungo elenco delle società sequestrate figurano anche la “Bilotti parking Srl”, “Lorica ski”, “Aeroporto di Scalea” e un’impresa con sede a Serrastretta la “Condotte srl”. I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Cosenza hanno ricostruito le dinamiche, le relazioni e gli accordi con gli altri gruppi criminali operanti sul territorio calabrese. Solidi intrecci, attraverso cui dieci aziende riconducibili allo stesso imprenditore sono riuscite ad aggiudicarsi i più importanti appalti nella provincia di Cosenza nel triennio che va dal 2013 al 2015.

I cantieri interessati e sequestrati. La riqualificazione di piazza “Carlo Bilotti”, la realizzazione di un parcheggio con relativa gestione per 28 anni del parcheggio multipiano. E ancora la struttura polifunzionale ( compreso il museo) e del Mab; il Comprensorio sport-natura di Lorica, compresa la gestione per 25 anni; la riqualificazione delle aree prospicienti l’aviosuperficie di Scalea per la realizzazione di servizi turistici e della riduzione dell’impatto ambientale, nonché la relativa gestione per 25 anni. Cantieri sigillati dalla Dda di Catanzaro, che ha disposto anche provvedimenti cautelari reali a carico di dieci società coinvolte, dei relativi conti correnti, dei diversi beni ad esse intestate: 38 immobili (ville, box, locali commerciali), una struttura alberghiera, munita di 144 camere e con annessa spiaggia, piscina, ristorante e impianti sportivi, una discoteca, una sala slot e videolottery, cinque automezzi. Il tutto per un valore di oltre 10 milioni.

Collegio difensivo. Tra i legali impegnati nel processo compaiono i nomi degli avvocati Giuseppe Bruno, Rossana Cribari, Gianmichele Bosco, Sergio Rotundo, Salvatore Staiano, Giuseppe Fonte ed Enzo Ioppoli

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