“Pietranera”, ‘ndrangheta ed estorsioni nel Catanzarese. Colpo al clan Gallelli: sette arresti (NOMI-VIDEO)

Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita dalla Squadra Mobile ci sono capi e gregari della cosca operante a Badolato. Ecco di chi si tratta Sono sette le persone finite in carcere nell’ambito dell’operazione denominata “Pietranera” condotta dalla Squadra Mobile di Catanzaro sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. Tra di loro …   Read More



Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita dalla Squadra Mobile ci sono capi e gregari della cosca operante a Badolato. Ecco di chi si tratta

Sono sette le persone finite in carcere nell’ambito dell’operazione denominata “Pietranera” condotta dalla Squadra Mobile di Catanzaro sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. Tra di loro ci sono capi e gregari del clan Gallelli operante a Badolato e in manette è finito anche il boss Vincenzo Gallelli, 74 anni, alias “Cenzo Macineju”. Per gli inquirenti avrebbe imposto il suo controllo sulle proprietĂ  di una famiglia di Badolato, ordinato le estorsioni e i danneggiamenti.

I NOMI DEGLI INDAGATI

1. GALLELLI Vincenzo, 74 anni, inteso “Cenzo Macineju”
2. SANTILLO Andrea, 57 anni, inteso “Nuzzo”
3. SANTILLO Antonio, 28 anni
4. GALLELLI Antonio, 37 anni
5. LAROCCA Francesco, 51 anni
6. NISTICO’ Giacomo, 50 anni
7. CAPORALE Giuseppe, 36 anni

Le accuse. Le sette persone destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere sono ritenute responsabili di numerosi episodi estorsivi a carico di un’impresa agricola appartenente ad una nota famiglia di latifondisti. Le attivitĂ  investigative, condotte dalla Squadra Mobile di Catanzaro, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno permesso di accertare che il capo cosca Vincenzo Gallelli, classe 43 sin dai primi anni ’90 imponeva la “guardiania” sulle proprietĂ  di una nota famiglia di Badolato, fissando altresì le modalitĂ  di sfruttamento dei terreni, costringeva di anno in anno gli imprenditori a concederli a pascolo ed erbaggio a propri familiari, nipoti e pronipoti, impedendone in tal modo il libero sfruttamento commerciale da parte dei legittimi proprietari. La pressante condizione di assoggettamento ed omertĂ  imposta ai titolari dell’azienda agricola, realizzata anche con sistematici danneggiamenti alle strutture dell’impresa, li aveva costretti a modificare e rivedere i termini e le condizioni contrattuali stabiliti con altri operatori agricoli, la cui presenza doveva rappresentare una sorta di argine alle pretese ed ai condizionamenti di Vincenzo Gallelli.

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Ultima modifica: 12 aprile 2018