Profondo nero, al via il processo: “Così riciclavano denaro dalla Calabria ai paradisi fiscali”

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Nel processo su una presunta organizzazione dedita al riciclaggio internazionale ci sono 32 imputati accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati in materia tributaria

Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati in materia tributaria e dedita al riciclaggio. Il maresciallo della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Reggio Calabria Domenico Tripodi è stato sentito nell’ambito del maxi processo denominato “Profondo nero”, procedimento in corso al Collegio del tribunale di Palmi, che vede imputate 32 persone, tra i quali anche ex militari della Gdf. L’inchiesta della procura di Palmi ha anche portato al sequestro di 12 società per un valore complessivo di circa 31 milioni di euro.

L’operazione  L’inchiesta ha svelato un sofisticatissimo e imponente presunto “sistema di riciclaggio” che si dipanava dalla Piana di Gioia Tauro alla Svizzera, passando per Roma, Milano, Benevento, l’Estonia, l’Olanda e Vanuatu piccolo atollo del Pacifico nonché impenetrabile paradiso fiscale. E di questo ha iniziato a parlare il maresciallo Tripodi che, con ogni probabilità, sarà impegnato per molte udienze ancora. Nella prima disamina della documentazione, Tripodi ha tracciato a grandi linee le caratteristiche dell’associazione che avrebbe avuto come finalità la commissione di una serie di reati tributario fondati essenzialmente sulle false fatturazioni, e il riciclaggio di denaro di provenienza illecita. Soldi che, a detta del maresciallo, derivavano dai reati di natura tributaria che dalla vendita in nero di grosse partite di pneumatici. Formidabile in questo senso fu il sequestro di 101mila euro in contanti in banconote da 50 eseguito, alla stazione di Termini, nei confronti della segretaria di un imprenditore campano attivo nel commercio all’ingrosso di pneumatici.

Società “cartiere” I reati venivano realizzati grazie alla interposizione di società dette “cartiere”, vale a dire scatole vuote, e anche per mezzo di società estere. L’organizzazione era sparsa su tutto il territorio nazionale, ma le indagini partirono da alcuni soggetti della Piana di Gioia Tauro, per questo motivo il processo si sta svolgendo al tribunale di Palmi.
Il collegio ha rinviato il processo al prossimo 20 febbraio, data in cui proseguirà la testimonianza del maresciallo Tripodi che con ogni probabilità inizierà ad approfondire l’esame dell’informativa.

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