Una bomba per uccidere Moscato, condannato il boss Pantelone Mancuso

Facebooktwittergoogle_plusmail

Dovrà scontare cinque anni e quattro mesi di reclusione per aver procurato a Rinaldo Loielo e Filippo Pagano un ordigno esplosivo di oltre due chili

di PAOLO DEL GIUDICE

La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha condannato Pantaleone Mancuso di Nicotera Marina, detto “Scarpuni”, a cinque anni e quattro mesi di reclusione e 32 mila euro di multa, per aver procurato e ceduto a Rinaldo Loielo di Gerocarne e Filippo Pagano di Soriano una bomba di oltre due chili, radiocomandabile a distanza, da utilizzare per l’omicidio di Raffaele Moscato, già ritenuto componente di primaria importanza del clan dei “Piscopisani” oltre che parente degli Idà di Gerocarne, alleati degli Emanuele, nemici acerrimi dei Loielo. Moscato oggi è collaboratore di giustizia. Le finalità perseguite sono state considerate dalla Suprema Corte meritevoli dell’aggravante di aver agito con finalità mafiose, poiché il reperimento del devastante ordigno si inquadrava nell’attività di rafforzamento dell’egemonia criminale sul territorio della consorteria della quale è reputato far parte il Mancuso.

Pantaleone-Mancuso
Pantaleone Mancuso

L’antecedente. Il 23 febbraio del 2013, in contrada “Serricelle” del Comune di Rosarno, i poliziotti fermano i due giovani, Loielo e Pagano, mentre trasportavano nel bagagliaio della propria auto un ordigno di oltre due chili, innescabile con un telecomando e sufficiente a far saltare per aria un intero palazzo. Secondo quanto emerso nel corso del processo, quell’ordigno sarebbe stato ceduto a Loielo proprio dal boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, allo scopo di alimentare lo scontro armato tra i Loielo e gli Emanuele. Rinaldo Loielo è figlio di Giuseppe Loielo, assassinato all’età di 46 anni insieme al fratello Vincenzo, 44 anni, nella cosiddetta “strage di Ariola” dell’aprile del 2002.

L’intercettazione. A seguito delle intercettazioni effettuate nel bar “Tony” di Nicotera Marina, gli inquirenti avrebbero ricavato l’intenzione di uccidere Raffaele Moscato, collocando il potente esplosivo all’interno della sua autovettura per poi causarne la deflagrazione con un congegno telecomandato a distanza.

LEGGI QUI | Volevano far saltare in aria il pentito Moscato: condannati a otto anni carcere

Potrebbero interessarti

Precipita in un burrone, si teme il peggio ma viene ritrovato vivo
Sbloccati i pagamenti dei tirocinanti calabresi, convenzione tra Regione e Inps
Rende parte forte ma l’Andria pareggia e batte i calabresi (VIDEO)