‘Ndrangheta, 7 pentiti in 5 anni nel Vibonese. Picconate all’omertà delle cosche

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Aprono squarci di luce e nuovi scenari le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che stanno facendo tremare i boss, gregari e “colletti bianchi” collusi con i clan

di MIMMO FAMULARO

Sette pentiti in meno di cinque anni. Uno squarcio nel muro di omertà eretto dalla ‘ndrangheta vibonese ed una nuova tendenza che fa tremare tutti i clan del territorio, nessuno escluso.

Faide e pentimenti. Loredana Patania e Daniele Bono sono stati i primi e le loro dichiarazioni hanno contribuito a ricostruire la sanguinosa faida tra la famiglia Patania di Stefanaconi ed il gruppo dei Piscopisani provocando un’ondata di arresti e la fine di una guerra che aveva lasciato sul campo morti e feriti. A loro si sono aggiunti  subito dopo i sanguinari killer di origine slava “assoldati” da Salvatore Callea proprio per conto dei Patania, Vasvi Beluli e Arben Ibrahimi. Le loro dichiarazioni hanno fornito agli inquirenti altri tasselli mancanti che hanno portato ad identificare i mandanti e gli esecutori materiali degli agguati compiuti nell’ambito della faida tra i due clan rivali a cavallo tra il febbraio ed il luglio del 2012. Quattro tentati omicidi (Matina, Scrugli, Calafati e Meddis) e due omicidi (Scrugli e Fortuna).

Moscato&Mantella. Uno degli obiettivi dei Patania era Raffaele Moscato, esponente di spicco dei Piscopisani, scampato all’agguato del marzo del 2012 dove trovò la morte Francesco Scrugli. Nella circostanza rimase ferito insieme a Sarino Battaglia. Esattamente tre anni dopo, Moscato si sarebbe pentito decidendo di saltare il fosso e vuotare il sacco auto-accusandosi di aver partecipato a diverse azioni di fuoco. C’era lui nel commando che nel settembre del 2011 uccise il boss Fortunato Patania dando il via allo scontro armato tra la famiglia di Stefanaconi, alleata di Mancuso di Limbadi, e i Piscopisani, rappresentanti del cartello scissionista al quale avrebbero aderito i Bonavota di Sant’Onofrio ed il gruppo dei vibonesi guidato dal boss emergente Andrea Mantella. Il pentimento di quest’ultimo è il più clamoroso della serie. E’ datato maggio 2016 e le sue dichiarazioni, la maggior parte delle quali ancora secretate, hanno permesso ai carabinieri di chiudere l’inchiesta Conquista contro i Bonavota di Sant’Onofrio ricostruendo gli omicidi di Raffaele Cracolici e di Domenico Di Leo, uccisi tra il maggio ed il luglio del 2004 per il controllo della zona industriale di Maierato. Mantella ha riferito di aver avuto un ruolo in entrambi i delitti. Era sulla scena del crimine nel primo ed anche nel secondo agguato. Insieme a Raffaele Moscato ha indicato mandanti ed esecutori materiali anche dell’omicidio di Giuseppe Carchedi Pugliese avvenuto nel 2008 e anche di quello di Mario Franzoni consumato qualche anno prima a Porto Salvo. Dichiarazioni che hanno permesso agli inquirenti di chiudere il cerchio su due delitti fino ad allora impuniti facendo scattare l’operazione Outset, condotta dalla Squadra Mobile di Vibo sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Nicola Figliuzzi

Il killer pentito. Ora alla squadra dei pentiti si aggiunge Nicola Figliuzzi, il killer dei Patania e l’uomo che avrebbe ucciso nel 2011 Giuseppe Canale in un agguato compiuto, assieme a Cristian Loielo, a Gallico, alla periferia nord di Reggio Calabria. Ad incastrarlo sono state proprio le dichiarazioni di Daniele Bono e dei pentiti macedoni Vasvi Beluli e Arben Ibrahimi che di lui sanno molto. Sanno, ad esempio, della sua partecipazione al tentato omicidio di Francesco Scrugli ed anche a quello di Franco Calafati. Lui stesso potrebbe svelare molti dei retroscena e dei misteri legati all’altra faida vibonese, ancora più cruenta, quella delle Preserre. Negli ultimi anni sono stati sei i delitti e sette i tentati omicidi. Essendo originario di Gerocarne e residente a Pizzoni, Figliuzzi potrebbe quindi aprire un nuovo capitolo e dare chiavi di lettura inedite sulle complesse dinamiche criminali che caratterizzano la zona delle Preserre vibonesi. Un’area monopolizzata da diversi clan e, in particolare, dagli Emanuele e dai Loielo, la cui contrapposizione è all’origine della sanguinosa escalation criminale che solo nel 2017 ha registrato una serie incredibile di agguati, l’ultimo dei quali avvenuto un mese fa con l’auto-bomba che ha portato al ferimento di Nicola Ciconte.

Omissis. I pentiti “vibonesi” hanno già scritto pagine e pagine di verbali. Gli omissis sono direttamente proporzionali alle preoccupazioni delle cosche e non solo. A tremare sono anche i “colletti bianchi”, cioè coloro che hanno fatto affari d’oro con i boss. Imprenditori ma anche politici ed amministratori locali. Qualcosa è già emersa tra un omissis ed un altro ma il vero terremoto giudiziario deve ancora arrivare. La sensazione è che l’ora dei conti stia per scoccare perché se nel 2017 il procuratore antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri ha rafforzato gli organici applicando a Vibo e al Vibonese non uno ma addirittura tre sostituti procuratori, il 2018 sarà verosimilmente l’anno in cui si comincerà a raccogliere i frutti del minuzioso lavoro svolto in questi mesi di indagini, attività investigative e riscontri alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

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