Nomine illegittime all’Arpacal, tre assoluzioni. In quattro salvati dalla prescrizione

TRIBUNALE NUOVO CATANZARO
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Il pm ha chiesto in aula solo due condanne per due dirigenti amministrativi

Con tre assoluzioni e sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione per altri quattro imputati si è concluso il processo di primo grado sulle presunte nomine illegittime all’Arpacal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente. Il Tribunale collegiale di Catanzaro, presieduto da Tiziana Macrì, ha assolto Pietro De Sensi, 43 anni, responsabile del settore Organizzazione, informazione e comunicazione; Silvia Romano, 54 anni, Cosenza e Francesco Caparello, 64 anni, di Lamezia Terme, entrambi dirigenti amministrativi. Il primo con la formula “perché il fatto non sussiste”, gli altri due “perché non punibili per la particolare tenuità del fatto”. Ha dichiarato, inoltre, il non doversi procedere nei confronti dell’ex direttore generale dell’Agenzia Vincenzo Mollace, 52 anni, di Bianco; Luigi Luciano Rossi, 49 anni, ex direttore amministrativo; Francesco Nicolace 56 anni, Catanzaro, ex direttore scientifico; dell’ex dirigente del settore Risorse Giuseppe Giuliano, 46 anni, di Catanzaro, perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione. Una decisione a cui il collegio è pervenuto dopo, che gli avvocati difensori Nicola Cantafora ed Ermenegildo Massimo Scuteri hanno prodotto documentazione e memorie difensive e dopo l’esame in aula di Rossi, De Sensi e Giuliano. Il pubblico ministero ha invocato 8 mesi di reclusione  ciascuno per Caparello e Romano, per gli altri, invece ha chiesto l’assoluzione.

Le ipotesi di accusa. Abuso di ufficio e truffa le ipotesi di accusa a vario titolo contestate agli imputati. Nel mirino dei magistrati sono finite presunte auto-liquidazioni di compensi per gli anni 2007 e 2008 ed il riconoscimento d’indennità non dovute procurando, così, un presunto ingiusto vantaggio patrimoniale nei confronti di alcuni imputati. Tra le contestazioni la firma di un decreto del 2006 che inseriva la sola laurea triennale fra i titoli d’accesso al concorso per dirigente amministrativo del settore Risorse umane, violando – secondo la Procura – la delibera di Giunta regionale del 2006 che invece prevedeva una laurea specialistica. Un’inchiesta finita in una bolla di sapone, alla luce di un processo che si è concluso con assoluzioni e prescrizione dei reati.(ga.pa.)

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