Nuovo ospedale di Vibo, Bevilacqua sui colpevoli di ritardi “richiama” all’azione

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L’ex parlamentare sulla costruzione del nosocomio: ben venga la commissione di inchiesta

Sanità e ospedali sotto la lente dell’ex parlamentare, componente della direzione nazionale del Movimento per la sovranità, Francesco Bevilacqua, il quale riflette sui dati diffusi dal ministero della Salute che vedono “la Calabria, in base alla classifica redatta secondo i Lea, al penultimo posto a livello nazionale per i servizi sanitari. Appena 147 punti sono stati assegnati infatti alla sanità regionale, che la collocano al di sotto del punteggio medio nazionale di 160 punti”. In questa direzione, il sen. Bevilacqua sottolinea come “vanno male ospedali, ma anche la medicina del territorio, a riprova del fallimento anche della gestione commissariale. In questo contesto – chiosa – si inserisce la situazione ancor più critica della sanità vibonese e i ritardi per la costruzione del nuovo ospedale, opera ormai attesa da oltre un decennio. A complicare le cose, la mancata presentazione degli elaborati progettuali con il conseguente slittamento del cronoprogramma che avrebbe dovuto portare invece in tempi stretti al completamento del progetto esecutivo”.

Il caso Vibo. Si tratta, dunque, di “un percorso accidentato, inserito in una vicenda burocratica abbastanza contorta, aggravata dalla scelta di un sito non idoneo ed a rischio idrogeologico, a cui si aggiunge la scoperta del metanodotto della Snam”. Da qui, riparte Bevilacqua che intende riaccendere i riflettori sulla sanità regionale e provinciale, e in particolare sul nuovo ospedale cittadino che “nelle intenzioni iniziali si sarebbe dovuto completare entro giugno di quest’anno e invece da quel lontano 2004, quando in località Cocari venne posta la prima pietra, nulla è cambiato”. Dopo essersi accorti, “con incomprensibile ritardo”, che il terreno presenta forti criticità, domanda il perché non sia stato “cambiato il sito”. Appaiono per altro del tutto ingiustificabili, a parere dell’ex parlamentare, le motivazioni che la Regione Calabria adduce rinviando la cantierizzazione di un’opera fondamentale per il territorio e per il diritto dei cittadini alla salute. “C’è un limite da rispettare, nei confronti dei cittadini e degli interessi generali, soprattutto per chi ricopre ruoli istituzionali”.

La commissione. Per l’ex parlamentare, quindi, “ben venga anche la commissione di inchiesta, che nei giorni scorsi è stata richiesta da un sottosegretario calabrese, affinché si faccia finalmente chiarezza sulle responsabilità del mancato avvio dei lavori e della mancata utilizzazione dei fondi. Bisogna capire quanti soldi sono stati spesi e come sono stati utilizzati. La sanità – prosegue – è una delle questioni più delicate da affrontare in una realtà, quella nostra, in cui, viste le precarie condizioni del nosocomio cittadino, è in forte aumento l’emigrazione. Inaccettabili le carenze dello Jazzolino in cui vi sono reparti con forti criticità strutturali che fanno dell’ospedale un luogo non decoroso per la sanità pubblica, nonostante la maggior parte del personale si spenda cercando di rendere un servizio qualitativamente efficiente. Serve – conclude – una presa di posizione forte, dunque, assieme alla costruzione di un patto di fiducia tra sanità e cittadini, ma anche un efficace controllo nazionale e una politica rigorosa che affronti con urgenza una situazione davvero emergenziale per una provincia costretta ai limiti della sopravvivenza civile. Naturalmente ciascuno di noi dovrà fare la propria parte”.

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