Armi, chiesta condanna in appello per un imprenditore di Gioia Tauro

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L’uomo condannato in primo grado a 4 anni e 5 mesi di carcere risponde di nove episodi di detenzione, porto e occultamento di armi rinvenute nella città del porto 

di FRANCESCO ALTOMONTE

La procura generale di Reggio Calabria ha chiesto, questa mattina, la conferma della condanna nei confronti di Teodoro Mazzaferro. Il noto imprenditore di Gioia Tauro è accusato di porto, detenzione e occultamento di armi comuni e da guerra.

mazzaferro armi
Teodoro Mazzaferro

In primo grado Mazzaferro è stato condannato dal Tribunale di Palmi a una pena di 4 anni e cinque mesi di reclusione. L’uomo, coinvolto e poi scarcerato per l’omicidio del barone Livio Musco, si è presentato questa mattina in piazza Castello a Reggio Calabria per il processo d’appello che lo vede coinvolto. Il processo è stato rinviato al 6 febbraio del prossimo anno, per le conclusioni dei legali dell’imputato, gli avvocati Domenico Putrino e Guido Contestabile, e la sentenza dei giudici della Corte d’appello. 

Le indagini Nel corso delle indagini, i carabinieri della compagnia di Gioia Tauro, avevano collegato l’imprenditore gioiese a nove episodi diversi di detenzione, porto e occultamento di armi. In un terreno situato in contrada “Guardiola” a Gioia Tauro, infatti, i militari dell’Arma avevano trovato 250 proiettili 9×19 parabellum e un fucile mitragliatore smontato mentre in un muro a secco facente parte di una delle lottizzazioni di Mazzaferro, nei pressi dell’ospedale di Gioia Tauro, era stata trovata un pistola 7.65. Gli episodi contestati risalivano al periodo che va dal giugno al luglio del 2013, mentre l’arresto era scattato il 23 dicembre 2015.

L’accusa «Le lunghe attività d’indagine – scrissero il giorno dell’arresto i carabinieri in una nota per la stampa – hanno dimostrato la dimestichezza dell’anziano imprenditore gioiese, spesso sfiorato da altre attività d’indagine, a tutto ciò che aveva a che fare con le armi clandestine».

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