Omicidio Valenti, 16 anni di carcere per l’imputato reo confesso

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Escluse le aggravanti e la premeditazione. Il pm aveva chiesto il carcere a vita

Sedici anni per l’omicidio Valenti. Lo ha deciso il gup del Tribunale di Vibo Valentia, Taricco,   che ha condannato Cosma Damiano Sibio, 50 anni, di San Calogero (VV), imputato detenuto in regime di arresti domiciliari.  Accolte  le richieste dell’avvocato difensore Giovanni Vecchio, che nella lunga arringa difensiva aveva chiesto l’esclusione delle aggravanti contestate, ossia quella dei futili motivi e della premeditazione. Il pm Colucci, infatti, aveva richiesto la condanna all’ergastolo per l’imputato, reo confesso relativamente all’omicidio del Valenti, fatto di reato avvenuto nell’agosto del 2016 a San Calogero acclarato proprio tramite le dichiarazioni autoaccusatorie dell’indagato che si era immediatamente costituito alla Caserma dei carabinieri di San Calogero dopo la commissione del fatto. 

Le tesi difensive. La difesa, già durante gli interrogatori avvenuti in fase di indagine, aveva insistito nello specificare che il fatto di reato, diversamente da quanto sostenuto dall’Ufficio di Procura, non poteva essere ricollegato alla volontà di porre fine ai litigi relativi a terreni confinanti. Tramite attività di indagini difensive si è ricostruita la vicenda dell’imprenditore Sibio, il quale negli anni aveva subito l’incendio di due mezzi meccanici e numerose pressioni per giungere a cedere un terreno richiestogli dalla vittima. In particolare la difesa ha inteso dimostrare come il fatto fosse dipeso da un black out mentale dipeso dal crollo psicologico del Sibio, verificatosi quando si avvede, la mattina in cui si verifica il triste evento luttuoso, che la saracinesca del proprio garage presenta fori causati dall’esplosione di colpi d’arma da fuoco, tanto che il lunotto della Marcedes di famiglia risulta danneggiato. Il Sibio denuncia immediatamente il fatto ai Carabinieri, ribadendo i propri sospetti verso il Valenti. Successivamente l’imputato decideva di chiarire l’accaduto con quest’ultimo e, secondo quanto dichiarato negli interrogatori, non appena l’indagato incontra la vittima, segue una discussione drammatica in cui il Sibio ferisce mortalmente il Valenti. Sulla scorta di dette osservazioni la difesa ha chiesto l’esclusione delle aggravanti contestate dall’accusa, ed in base alle quali era stata chiesta la condanna all’ergastolo, sostenendo trattarsi di omicidio caratterizzato da dolo d’impeto, quale reazione all’offesa perpetrata la sera prima quando l’abitazione del Sibio è stata attinta da colpi d’arma da fuoco e alla reazione di scherno del Valenti. La determinazione del Sibio, per la difesa. non è stata quindi determinata da “motivi futili”. Per dimostrare ciò si è fatto leva sulla necessità di comprendere l’aspetto psicologico che ha mosso l’autore del fatto, quindi sul convincimento, anche putativo, che il Valenti fosse l’autore dei fatti patiti nel passato dal Sibio, secondo quanto documentato con indagini difensive. Così come l’evenienza che l’imputato si fosse portato armato ad affrontare il Valenti non poteva avere come conseguenza quella della premeditazione dell’omicidio. La difesa ha più volte sottolineato come il Sibio, prima di mettersi alla ricerca del Valenti, si fosse recato presso la Caserme dei Carabinieri di San Calogero, ove sporge una querela contro Valenti, evenienza incompatibile con la premeditazione dell’omicidio. Così come è stata contestato che vi fosse stato un lasso di tempo apprezzabile, tale da lasciare affermare che l’imputato avrebbe maturato l’azione delittuosa prima dell’incontro con il Valenti. Proprio in virtù dell’esclusione delle aggravanti contestate la pena, anche in virtù del rito prescelto, è stata determinata in anni 16 di reclusione.

 

 

 

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