Traffico internazionale di droga, narcos di Gioia Tauro condannati a 280 anni

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La sentenza del processo “Vulcano” è stata emessa dal gup di Reggio Calabria accogliendo in pieno la richiesta della procura distrettuale antimafia

di FRANCESCO ALTOMONTE

Il gup distrettuale di Reggio Calabria ha sepolto sotto una montagna di anni di carcere la banda di narcos di Gioia Tauro finiti nell’inchiesta “Vulcano”. La sentenza è stata emessa oggi e ha accolto quasi totalmente le richiesta del pubblico ministero Francesco Ponzetta. Sono 22 gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato e che hanno rimediato condanne dai 20 a 1 anno e otto mesi di carcere.

La sentenza Queste le pene inflitte dal giudice per l’udienza preliminare Massimo Minniti: Pacifico Belcastro 12 anni e quattro mesi di carcere, Tonino Belcastro 1 anno e 8 mesi, Daiana Concas 5 anni e due mesi, Tomaso Concas 8 anni e otto mesi, Rosario Cunsolo 13 anni e quattro mesi, Luigia Di Casola 8 anni e otto mesi, Salvatore Etzi 18 anni, Francesco Ferraro 10 anni e otto mesi, Francesco Gioffrè 14 anni, Ernesto Madafferi 18 anni, Giovanni Manglaviti 12 anni, Gregorio Marchese 10 anni e otto mesi, Luca Martinone 8 anni, Giuseppe Nicolaci 10 anni e otto mesi, Giuseppe Pataffio 16 anni, Antonio Pavia 14 anni, Pesce Antonino (classe 1982) 20 anni di carcere, Gabriello Savarese 5 anni e 10 mesi, Achille Rocco Scutellà 8 anni, Gaetano Tomaselli 13 anni e quattro mesi,
Caterina Ursida 7 anni e otto mesi e Michele Zito 20 anni di carcere.

Il blitz. A seguito dell’attracco della “Msc Poh Lin” al porto di Gioia Tauro, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, l’8 luglio 2016, circa 300 militari della guardia di finanza, sotto la direzione del comando provinciale di Reggio Calabria, hanno effettuato il sequestro preventivo e la contestuale perquisizione della nave e di circa 1500 container su quest’ultima imbarcati o scaricati, nonché hanno eseguito numerose perquisizioni in Calabria e in Campania nei confronti di varie persone indagate e hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto 12 soggetti, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere e di traffico illecito di sostanze stupefacenti con l’aggravante della transnazionalità nonché delle finalità mafiose, per avere agevolato l’attività delle cosche della ‘ndrangheta Molè, Piromalli, Alvaro e Crea.

Trasbordo di cocaina in mare aperto L’operazione ha svelato una nuova metodologia di importazione della cocaina – adottata dall’organizzazione criminale più sofisticata rispetto a quella tradizionale basata sugli operatori portuali infedeli che, sfruttando le mansioni esercitate all’interno degli scali portuali, effettuavano, dietro precise disposizioni, l’apertura dei container d’interesse nonché il prelievo del carico illecito con il trasbordo della cocaina in mare aperto, da una cargoship a piccole imbarcazioni, in una zona meno presidiata dalle forze di polizia.

Il ruolo del comandante della nave. Allo scopo di assicurarsi il risultato, l’organizzazione criminale è giunta persino ad assoldare il comandante della nave “Msc Poh Lin”, appartenente alla compagnia marittima MSC, che effettua la tratta “California Express” approdando presso i porti panamensi di Balboa e Cristobal che rappresentano i principali centri di smistamento internazionale della cocaina. A sua volta il comandante è riuscito a procacciarsi l’incarico al fine di garantire il buon esito delle operazioni di imbarco, trasporto in Italia e consegna della cocaina ai soggetti incaricati di prelevarla da parte dell’organizzazione criminale.

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