Alchemia, chiesti 3 anni di carcere per il consigliere regionale D’Agostino

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L’ex vicepresidente del consiglio regionale è accusato di intestazione fittizia di beni, di essere prestanome del clan Gullace di Cittanova

La procura antimafia di Reggio Calabria ha chiesto la condanna a 3 anni di carcere per il consigliere regionale del centrosinistra Francesco D’Agostino. La richiesta è giunta alla fine della requisitoria del sostituto procuratore della antimafia Giulia Pantano, nell’ambito del processo denominato “Alchemia”. D’Agostino, dimessosi da vicepresidente del Consiglio regionale dopo l’apertura dell’inchiesta, è accusato di intestazione fittizia di beni, in pratica di essere la testa di legno attraverso la quale il clan Gullace gestisce la società “Stocco&stocco”, ditta leader nel settore. Le richieste sono state formulate nell’udienza davanti al gup di Reggio Calabria, nel procedimento con il rito abbreviato. Il procedimento in ordinario prenderà il via il prossimo 2 ottobre davanti al collegio del Tribunale di Palmi.

Gli altri imputati Insieme a D’Agostino sono imputati nel procedimento anche  Adolfo Barone, per il quale sono stati chiesti 8 anni di carcere, Pietro Barone, 6 anni, Massimiliano Corsetti, 8 anni, Salvatore Mazzei, 3 anni di reclusione, Mario Parrello, 6 anni e quattro mesi, Pietro Pirrello, 8 anni, Antonino Raso (classe 1988) 10 anni, Giuseppe Raso, 9 anni e quattro mesi. 

L’inchiesta Per l’antimafia l’ex vicepresidente del Consiglio regionale, con la sua storica ditta “Stocco&stocco”, è da ritenere un prestanome della cosca Gullace di Cittanova. In un primo momento gli inquirenti chiesero per lui l’arresto che però, fu negato dal gip Barbara Bennato. D’Agostino affronta infatti il processo da imputato a piede libero. Stando al capo di imputazione la ditta attiva nel settore della vendita all’ingrosso di gelati, prodotti ittici e alimentari sarebbe intestata fittiziamente al D’Agostino ma, di fatto sarebbe di Girolamo Giovinazzo detto Jimmy, e di Francesco Gullace.

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