Operazione Conquista, l’avv. Di Renzo: “Mai Mantella mi consegnò una lettera”

tribunale toga aula
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Tra gli indagati dell’inchiesta scaturita dall’operazione risulta anche il penalista vibonese

Di seguito la nota dell’avvocato Giuseppe Di Renzo, in merito alla chiusura indagini nell’ambito dell’operazione “Conquista”:

Contrariamente a ciò che la mia serenità mi avrebbe consentito (ed imposto), vale a dire evitare “sortite sulla stampa” mi corre l’obbligo, data la sorprendente evidenza attribuita alla vicenda ed al precipuo fine di stabilire la verità di rappresentare sinteticamente, quanto segue. 

Mai (mai!) Mantella mi consegnò una lettera. L’avviso di conclusioni delle indagini che è stato notificato è la normale evoluzione della fase delle indagini preliminari.

E’ la medesima vicenda alla quale si era già dato ampio risalto nel dicembre 2016 (lo stesso a cui ambirò per me a vicenda definita). Non è in atti, né mai ovviamente potrebbe, non essendo mai esistita alcuna lettera destinata ai familiari del Mantella ed a me consegnata.

Esistono solo due dichiarazioni del Mantella in cui questi racconta di avermi consegnato una lettera nel 2007, in carcere della quale io non conoscessi il contenuto e che mi fossi impegnato con lui a non leggerla (aggiunge il collaboratore di sapere che non la lessi).

L’unico colloquio accertato è anteriore alla ordinanza di custodia cautelare patita da Mantella per l’omicidio (Mantella avrebbe dovuto, quindi, prevedere il futuro); Mantella non parla di pizzini ma di una normale lettera, (il termine pizzino è giornalistico).

Nessun testimone ascoltato nel processo procurò alcun alibi al Mantella.

La sua scarcerazione fu legata a ben altri elementi difensivi e nella specie ad alcuni accertamenti in ordine all’aggancio di alcuni telefoni alle celle telefoniche.

Ometto la indicazione, per non diventar pedante, di ulteriori e numerosi elementi certi che smentiscono terribilmente la dichiarazione del collaboratore Mantella.

In atti solo le parole del signor Mantella.

So bene quanto sia delicata la materia dei collaboratori, cosi come so bene quanto numerose siano le vicende processuali in cui si è accertato che un collaboratore abbia mentito. Non è, tuttavia, nel mio stile polemizzare con alcuno.

CONTINUERO’ A LAVORARE SERENAMENTE, men che meno indugerò in questa sede in una qualche forma di perorazione delle mie qualità etiche. Non mi preoccupano le altrui farneticazioni. Credo nel “sistema giustizia”.

 

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