La scritta inquietante “Don Ciotti sbirro” e la condanna del mondo istituzionale

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Mattarella, in visita nella città nella giornata di ieri, aveva lanciato un duro monito contro le mafie affermando che i mafiosi “non hanno onore”




Sul Vescovado di Locri oltre alla scritta “più lavoro meno sbirri”, ne è stata trovata anche un’altra: “don Ciotti sbirro”. Entrambe le frasi sono state subito cancellate, stamani, dagli operai del Comune. Ma le reazioni sono state tante.

“Non vogliamo il lavoro dalla ‘ndrangheta”. “Da queste parti il bisogno di lavoro è fondamentale e lo conosciamo bene da anni. Su questo problema vogliamo richiamare l’attenzione per il bene di tutti, ma noi il lavoro non lo vogliamo dalla ‘ndrangheta”. Lo dice al monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, in riferimento alla scritta apparsa sulla facciata del vescovado di Locri: “Più lavoro meno sbirri”. “Quello che vogliamo è un lavoro degno, che rispetti i diritti degli operai, non il lavoro per il quale si ricorre al capo pastore o al capo cantoniere o al boss di turno”. Monsignor Oliva, infine, richiama “i segnali che sono partiti dalla nostra diocesi attraverso il lavoro delle cooperative”.

La scritta inquietante.  Il presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi invia la propria solidarietà a Don Luigi Ciotti, al vescovo di Locri, a tutti gli organizzatori e soprattutto a tutti i parenti delle vittime che sono i veri offesi da quella scritta. “Questa scritta ci inquieta moltissimo, soprattutto il giorno dopo le parole del presidente Mattarella, che ha richiamato a prosciugare quella “zona grigia” abitata da chi non è mafioso ma non combatte le mafie. E’ vero, per sconfiggere la ‘ndrangheta ci vuole più lavoro ma non meno poliziotti o meno magistrati, ci vuole più lavoro, più cultura ma si deve respingere ogni atteggiamento giustificatorio. La ‘ndrangheta e le mafie non possono mai essere giustificate. Assolutamente no, sarebbe gravissimo ed inaccettabile”.

La sottocultura mafiosa.   “Il rinvenimento delle ignobili scritte sui muri del Vescovado di Locri non solo lascia sgomenti, ma è purtroppo la conferma di quanto la sottocultura mafiosa sia pervasiva e presente nella nostra società”. Lo sostiene, in una dichiarazione, il presidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta, Arturo Bova. “Messaggi inquietanti e abbietti come quelli lasciati nottetempo da qualche balordo – aggiunge – non possono però in alcun modo scalfire il valore assoluto degli eventi positivi di questi giorni e sono convinto, ancora di più, che la presenza della società sana e perbene alla Marcia di martedì sarà ancora più forte e compatta”. “La visita a Locri del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le parole di monsignor Galantino – dice ancora il presidente Bova – siano le pietre miliari su cui costruire una lotta sociale alla ‘ndrangheta. Aver ascoltato dal vivo le parole di Mattarella, aver potuto quindi percepirne il sentimento con cui il Capo dello Stato le ha pronunciate, è stata un’esperienza che mi ha segnato in maniera particolare. A dare conforto alle famiglie delle vittime della mafia non è stato un politico, non è stato solo il Presidente della Repubblica, ma è stato un uomo a cui la mafia ha portato via un fratello”. “Faccio quindi mie – aggiunge Bova – le parole di Mattarella: ‘La lotta alla mafia è una necessità per tutti: lo è, prima ancora che per la propria sicurezza, per la propria dignità e per la propria effettiva libertà. Si tratta di una necessità fondamentale per chi tiene, insieme alla libertà, alla serenità personale e familiare; per chi vuole misurarsi con le proprie forze e le proprie capacità, senza padroni né padrini”‘. E nel mio personalissimo pantheon ispiratore nel lavoro quotidiano contro la ‘ndrangheta non posso non inserire anche le parole di Mons. Galantino con il suo forte richiamo ‘alla responsabilità per quanti amministrano a diversi livelli la cosa pubblica, che incontrando queste persone devono sentire forte il bisogno di prendere con chiarezza le distanze dal malaffare. Deve avvertire forte lo schifo del compromesso e della vicinanza di chi vi ha privato di un affetto'”. “Chiesa e Stato- conclude il presidente Bova – hanno saputo tracciare una linea netta, anzi una rotta che tutti noi cittadini, e soprattutto noi politici e amministratori, dobbiamo avere la forza di seguire. Un impegno che già il 21 marzo, sempre a Locri, potrà trovare concreta applicazione con la manifestazione indetta da Libera e da Avviso Pubblico, alla quale mi auguro ci sia una partecipazione straordinaria da parte di politici, amministratori e cittadini, tutti insieme per ribadire un forte ‘no’ alla ‘ndrangheta”.

La sfida allo Stato. “Nell’esprimere la nostra solidarietà al Vescovado di Locri e a don Ciotti, condanniamo con forza l’atto intimidatorio di cui sono stati vittime”. Lo dice Emanuele Fiano del Pd, secondo cui “le scritte apparse questa mattina a Locri sono una sfida allo Stato, alle Istituzioni democratiche e al sentimento nazionale. Una sfida che viene portata il giorno dopo la manifestazione in vista della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di tutte le mafie, a dimostrazione dell’importanza che questa giornata riveste e di quanto sia importante fare terra bruciata alla criminalità organizzata”. “Noi saremo sempre e comunque contro le mafie e a favore della legalità”, conclude Fiano.

Mirabelli (Pd): “Serve risposta forte”. 

“Le scritte apparse sui muri dell’Arcivescovato di Locri rappresentano il tentativo evidente della ‘ndrangheta, a poche ore dal duro discorso contro le mafie del presidente Mattarella, di ribadire la propria forza e il proprio radicamento in quel territorio”. Lo afferma il capogruppo del Pd in Commissione parlamentare Antimafia, Franco Mirabelli. “Quelle scritte – prosegue Mirabelli – offendono lo stato e appaiono minacciose nei confronti di don Luigi Ciotti e dello stesso vescovo di Locri che proprio ieri ha denunciato il tentativo delle mafie di utilizzare le manifestazioni religiose per affermare il proprio controllo. Una iniziativa così esplicita e così diretta da parte della ‘ndrangheta merita una risposta forte da parte dello Stato e di tutta la società civile. A don Ciotti e al vescovo di Locri non facciamo mancare vicinanza e solidarietà”.

Deputati Pd: “Non lasceremo soli i calabresi”

“Hanno scritto sui muri di una chiesa e di una scuola, cioè sui luoghi del presidio contro la violenza, l’arroganza e la malvagità. Così oggi la ‘ndrangheta ha ferito la città di Locri dopo le parole durissime di ieri del Presidente Mattarella e di Don Ciotti. Ma lo Stato, la Chiesa e la Scuola non si fanno intimidire e non si arrendono. La nostra solidarietà va a Libera a e ai calabresi. Non li lasceremo soli: il lavoro e la sicurezza li porteranno buone leggi e buone pratiche”. Lo dichiara Ettore Rosato, presidente dei deputati del Pd.

La condanna. La Cgil Calabria esprime “indignazione e condanna – afferma il segretario generale, Angelo Sposato – per quanto avvenuto nell’arcivescovado della Locride, esprime solidarietà a Don Luigi Ciotti e a Monsignor Francesco Oliva, ed invita ad una reazione la società civile calabrese a partecipare domani a Locri contro la ‘ndrangheta”. “Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di Don Luigi Ciotti nel giorno dell’incontro a Locri con i familiari delle vittime di mafia contro il potere mafioso, dei suoi intrecci con la politica, con la massoneria e quella zona grigia che ne mantiene il collegamento – aggiunge – sono una boccata di ossigeno per la nostra regione. Parole chiare, forti, senza filtri, contro la mafia e la ‘ndrangheta e che danno forza, vivacità a chi la ‘ndrangheta la vuole combattere davvero. La Calabria ha bisogno come il pane di un movimento che parta dal basso, che si crei una rete di legalità che coinvolga le scuole, le associazioni del terzo settore, il sindacato, la parte sana di quella società civile che vuole e può fare di più per il risveglio delle coscienze sopite. Per fare ciò occorre una politica nuova, diversa da quella attuale, che combatta davvero la corruzione e la collusione, che fa meno convegni e che affermi ed applichi la legalità giorno per giorno. Le inchieste in corso contro la cosiddetta zona grigia da parte della Magistratura calabrese che mettono mani al controllo della spesa comunitaria ed alla gestione dei fondi europei e quelli sulla sanità sono la testimonianza che ci sono le condizioni per combattere un sistema di potere, trasversale, che negli anni ha messo in ginocchio la Calabria, togliendole le opportunità di sviluppo e di lavoro e rubandole il futuro. Per anni i cittadini calabresi non hanno mai saputo cosa hanno prodotto miliardi di fondi comunitari, chi li ha presi, come e dove li ha spesi, quanti posti di lavoro hanno prodotto. È arrivato il tempo della chiarezza e della trasparenza. La Cgil Calabria che ha sempre denunciato le storture sulla programmazione e gestione dei fondi di coesione ritiene utile una operazione verità e trasparenza, nonché un’ indagine a tutto campo anche della commissione antimafia su tutta la spesa che va dal 2000 al 2016, altrimenti è pronta ad uscire dai comitati di sorveglianza che servono a poco o niente. Abbiamo chiesto al governo centrale e regionale strumenti idonei ed efficaci per la tracciabilità della spesa per sapere chi prende i fondi, come li utilizza e quanti posti di lavoro determina e siamo pronti a sottoscrivere i protocolli di legalità con le clausole sociali per creare un piano regionale per il lavoro. Il potere mafioso si combatte se le istituzioni intervengono sul patrimonio dei mafiosi e possibilmente facciano la loro parte prima della Magistratura”. “La Cgil Calabria – conclude Sposato – ringrazia il Presidente della Repubblica per le parole che danno fiducia e speranza, per aver dato un nuovo orizzonte alla Calabria e sarà presente il 21 marzo a Locri nel ricordo delle vittime di mafia e per costruire una rete e una nuova primavera di legalità per una nuova ‘Calabria Parte Civile'”. 

*foto Ansa

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