Efficienza sanitaria, emigrazione, liste d’attesa: la Calabria si conferma la più “malata” d’Italia

sanità
Facebooktwittergoogle_plusmail

Il dato emerge da un’indagine dell’istituto Demoskopika che, per il secondo anno consecutivo, decreta il Piemonte in testa per efficienza del sistema sanitario italiano

È il Piemonte, con un punteggio pari a 492,1, la regione in testa per efficienza del sistema sanitario italiano, strappando la prima posizione al Trentino Alto Adige, mentre la Calabria si conferma la regione “più malata” del paese.

La classifica. In totale sono quattro le realtà territoriali definite “sane”, nove le aree “influenzate” e ben sette le regioni “malate”. Crolla il Lazio che precipita di ben 10 posizioni rispetto all’anno precedente, collocandosi nell’area delle regioni “influenzate”. Escono, inoltre, dall’area delle realtà sanitarie d’eccellenza, Umbria e Liguria. Al Sud la migliore perfomance spetta al Molise.

graficasanitaL’indagine. Nel 2016, inoltre, circa 10 milioni di italiani, pari al 17,6%, hanno rinunciato a curarsi per le lunghe liste di attesa o perché, non fidandosi del sistema sanitario della regione di residenza, non hanno potuto affrontare i costi della migrazione sanitaria ritenuti troppo esosi. É quanto emerge dall’IPS, l’Indice di Performance Sanitaria realizzato, per il secondo anno consecutivo, dall’Istituto Demoskopika sulla base di sette indicatori: soddisfazione sui servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, spesa sanitaria, famiglie impoverite a causa di spese sanitarie out of pocket, spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, costi della politica.

sanità

Una famiglia su due rinuncia alle cure. Poco meno di una famiglia su due (47,1%) in Italia ha rinunciato a curarsi nel 2016. Il dato emerge da un sondaggio realizzato dall’Istituto Demoskopika su un campione rappresentativo di cittadini. Tra i fattori principali figurano i “motivi economici” e le lunghe liste di attesa rispettivamente nel 17,4% e nel 12,8% dei casi. E, ancora, il 6,7% del campione intervistato ha dichiarato di non curarsi “in attesa di una risoluzione spontanea del problema” o, addirittura, per “paura delle cure” come nell’1,5% dei comportamenti rilevati. L’impossibilità di assentarsi dal luogo di lavoro, inoltre, ha rappresentato un valido deterrente per il 4,8% dei cittadini. Da ultimo, il federalismo sanitario non sembra giovare alla salute degli italiani. Il 3,9%, in particolare, pari a circa 2,4 milioni di connazionali, ha dichiarato l’impossibilità ad occuparsi della propria salute o di quella di qualche suo familiare perché “curarsi fuori costa troppo, non fidandosi del sistema sanitario della regione in cui vive”.

Sanità del sud sempre più malata. Sono tutte del Sud le regioni che contraddistinguono l’area dell’inefficienza sanitaria: Sardegna (277,9 punti), Basilicata (272,1 punti), Abruzzo (269,1 punti) e Campania (259,3 punti). Nelle ultime tre postazioni delle realtà sanitarie più “malate” si posizionano Puglia (243,3 punti), Sicilia (234,5 punti) e Calabria (223,8 punti).

Taglio sanitàCalabria “maglia nera” Nel solo 2016, le spese legali per liti, da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, sostenute dal comparto sanitario italiano ammontano a poco più di 191 milioni di euro, circa 523 mila euro al giorno. Sono le strutture sanitarie meridionali ad essere più litigiose concentrando oltre il 60% delle spese legali complessive, pari a poco meno di 120 milioni di euro.
È la Calabria, con una spesa pro-capite di 9,9 euro e un ammontare in valore assoluto pari a 19,6 milioni, a guidare la graduatoria del comparto sanitario pubblico più “avezzo” a contenziosi e sentenze sfavorevoli. Un dato ancora più rilevante se si considera che la spesa pro-capite italiana è di poco superiore ai 3 euro.

Spesa sanitaria Nel 2015 la spesa sanitaria corrente desumibile dal conto economico degli enti sanitari locali è stata di oltre 111 miliardi di euro, pari a 1.829 euro pro-capite. La spesa più performante si è verificata in numerose regioni del Mezzogiorno alle quali, di conseguenza, è stato attribuito un punteggio più alto nella classifica parziale dell’indicatore. In testa la Campania con una spesa sanitaria per residente di 1.689 euro (100 punti), la Sicilia con 1.696 euro (99,6 punti) e la Calabria con 1.698 euro (99,5 punti).

SPESA-SANITARIAI costi della politica. Mantenere il management delle aziende ospedaliere, delle aziende sanitarie e delle strutture sanitarie, più in generale, è costato circa 311 milioni di euro nel 2016 con un lieve incremento, pari all’1%, rispetto all’anno precedente (308 milioni di euro). A livello locale, a emettere più mandati di pagamento, in termini pro-capite, per indennità, rimborsi, ritenute erariali e contributi previdenziali per gli organi istituzionali sono state le strutture sanitarie del Trentino Alto Adige con 10,1 euro di spesa pro-capite (10,7 milioni di euro), dell’Abruzzo con 9,8 euro di spesa pro-capite (13 milioni di euro), la Valle d’Aosta con 8,4 euro di spesa pro-capite (1,1 milioni di euro), la Sicilia con 8 euro di spesa pro-capite (40,6 milioni di euro) e il Veneto con 7,6 euro di spesa pro-capite (37,4 milioni di euro). Al contrario, a spiccare per maggiore “parsimonia” nell’impiego del management sanitario, le Marche con 1,5 euro di spesa pro-capite (2,3 milioni di euro), il Molise con 1,8 euro di spesa pro-capite (564 mila euro), la Campania con 2,5 euro di spesa pro-capite (14,6 milioni di euro), la Toscana con 2,5 euro di spesa pro-capite (9,3 milioni di euro) e la Calabria con 2,8 euro di spesa pro-capite (5,6 milioni di euro).

Impoverimento sanitario L’indicatore “famiglie impoverite” esprime, in termini percentuali, le famiglie residenti che a causa delle spese sanitarie out of pocket (farmaci, case di cura, visite specialistiche, cure odontoiatriche, etc.) sono scese al di sotto della soglia di povertà. A finire nell’area dell’impoverimento, a causa delle spese sanitarie out of pocket, sono soprattutto le famiglie in Calabria (6,9 punti) con una quota del 3,48% quantificabile in circa 28 mila nuclei familiari. Seguono la Sicilia (7,1 punti) con una quota dell’3,39% pari a poco meno di 69 mila famiglie, l’Abruzzo (10,1 punti) con una quota del 2,72% e la Campania (9,8 punti) con una quota del 2,46% coinvolgendo nel processo di impoverimento rispettivamente 15 mila e 53 mila nuclei familiari. Capovolgendo la classifica, è il Piemonte a meritare il ranking migliore in questa graduatoria parziale dell’Indice di Performance Sanitaria (IPS 2016) di Demoskopika, con una quota percentuale di appena lo 0,24% di nuclei familiari scesi al di sotto della soglia di povertà e stimabile in circa 4.800 famiglie. A seguire, il Trentino Alto Adige (96 punti) con una quota dello 0,25% pari a circa 1.000 famiglie, l’Emilia Romagna (75 punti) con una quota pari allo 0,32% pari a poco meno di 6.400 nuclei familiari e la Lombardia con una quota dello 0,36% pari a circa 16 mila famiglie.

Potrebbero interessarti

Saldi Al via i saldi di fine stagione: in Calabria si protrarranno fino al 28 febbraio
spiaggia tropea Classifica “Tripadvisor” 2017, la spiaggia di Tropea è tra le più belle d’Italia
“Insieme per San Francesco” in onda lunedì su Rai5
Juvestabia-Catanzaro LEGA PRO | Il Catanzaro sfiora il colpaccio in casa della Juve Stabia. Ecco la nuova classifica
“Intra Terras”, borghi italiani tra memoria e valorizzazione: se ne discute a Soriano
Biblioteca con 200 libri donata alla Pediatria dell’ospedale di Vibo (FOTO)
Vincenzo Vinci è il nuovo presidente della sezione Alimentare di Confindustria Vibo
Giornata nazionale del paesaggio, riconoscimento alla Calabria
Criminalità organizzata sui social, ConDivisa: istituito l’osservatorio per il monitoraggio
Sul computer video pornografici con minori, arrestato un informatico
Scienza, prima immagine scattata dal telescopio astronomico del “Luigi Lilio”
Provincia di Vibo + Andrea Niglia Viabilità colabrodo nel Vibonese, il presidente Niglia scrive ad Oliverio
Summer Arena 2017 a Soverato, tra gli ospiti anche Nek