#BIOGRAFIE | Rino Gaetano: da Crotone a Roma con un talento “irriverente”

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Crotonese di nascita, romano di adozione, Rino Gaetano è tra i cantautori italiani il più attuale, capace di raccontare il Paese e i suoi problemi…

di ILARIA LENZA

statua rino gaetanoRino Gaetano era irriverente nei testi e nelle canzoni. Ancora meno ossequioso nei comportamenti. Del tutto incapace di tacere di fronte ai problemi di cui bisognava parlare. Piuttosto Rino Gaetano era deciso a farlo, pur sapendo di dover viaggiare in direzione contraria in “un Paese diviso” dalla questione meridionale, dall’emarginazione e dai drammi della classe operaia. Questioni che descriveva con uno stile unico: con la voce roca e a tratti strozzata, con un pensiero “ruvido” nascosto dietro ballate solo all’apparenza leggere. Per molto tempo, il mondo della musica lo ha lasciato in un cantuccio e, anche all’apice del successo, gli ha affibbiato l’etichetta del “nonsense”, del cantante dallo spirito leggero e disimpegnato. Un’etichetta per nulla rispondente alla verità, che anzi Rino Gaetano ricercava e tentava di descrivere minuziosamente, a tratti nascondendola dietro metafore e simbolismi dal difficile accesso. E’ stato molto rivalutato dagli anni duemila in poi e anche la sua città, Crotone, ne ha riconosciuto il valore, innalzando in suo onore una statua di bronzo. Con i suoi testi si spingeva ben oltre i confini del suo tempo, provocava i poteri forti, di cui addirittura si faceva beffa, elencandoli con nomi e cognomi in un momento storico in cui in Italia fare i nomi e i cognomi era quasi vietato. La sua carriera artistica è costellata di aneddoti esilaranti e irriverenti, che del cantautore “personaggio” raccontano molto sino al suo epilogo tragico, per qualcuno rimasto avvolto nel mistero.

rino gaetanoCrotone, 1950. Salvatore Antonio Gaetano nasce in Calabria, a Crotone, il 29 ottobre del 1950. La sua famiglia è originaria di Cutro e in famiglia la sorella maggiore Anna lo chiama Rino. Un nomignolo intimo che lo renderà famoso anche oltre la sua Calabria. All’età di 10 anni, Rino si trasferisce a Roma con i genitori, emigrati per lavoro. E, nel 1961, si sposta a Narni, dove la sua famiglia lo manda in seminario. Una scelta educativa e di formazione, null’altro. Nel 1967, infatti, Rino rientra nella città capitolina e lì, tra il quartiere Monte sacro e Nomentano, prende a suonare il basso. Fonda nel 1968 la cover band Krounks e inizia a scrivere i testi delle sue canzoni. L’anno dopo entra nel giro del Folkstudio, locale romano per gli artisti emergenti, e così entra in contatto con lo “showbiz” della musica. Emerge subito sul palco la sua ironia, la sua irriverenza.

“I love you Maryanna”. Si diploma in ragioneria. E il padre tenta di avviarlo alla carriera economica. Ma Rino ha il pallino della musica e, rifiutando un posto in banca, si concede un anno per “sfondare” prima di darsi per vinto. Nel 1972, si iscrive alla Siae, conosce discografici ed etichette e incide “I love you Maryanna” (secondo quanto sosterrà la sorella Anna, dedicata alla nonna) e “La ballata di Renzo” (profetica descrizione della sua morte). Il disco tuttavia non viene stampato. Il primo 45 giri arriva nel 1973 con lo pseudonimo “Kammamuri’s”. Rino, insicuro, insiste affinché siano altri a cantare i suoi testi, ma per fortuna senza successo.

Ingresso libero. Il 1974 è l’anno dell’incisione del suo primo album: Ingresso libero, che allude al suo ingresso nella musica italiana. Non ha granché successo, ma gli permette di farsi notare. Rino infatti inizia a cantare l’emarginazione e l’alienazione industriale. Il successo inizierà a bussare alla sua porta dopo “Ma il cielo è sempre più blu”, canzone in cui Rino narra le contraddizioni della vita, bene e male che spesso nemmeno si incontrano.

rino-gaetano“Mio fratello è figlio unico”. Nel 1976 arriva il manifesto dell’emarginazione. Una canzone matura, complessa che in futuro si presterà a diverse interpretazioni. Per molti, infatti, “Mio fratello è figlio unico” è un testo in cui Rino parla di massoneria. Una canzone “scomoda” che, secondo questa interpretazione, porterà Rino alla morte. La penna di Rino migliora ulteriormente e dà vita a “Aida”, un anno dopo, fotografia della storia d’Italia, incarnata in una donna che ha preso il nome dall’opera di Verdi.

1978: il Festival di Sanremo. Al Festival di Sanremo Rino partecipa su pressione della casa discografica, che alla non scanzonata “Nuntereggae più” preferisce Gianna. Ma i suoi fan non la prendono bene, prendono la partecipazione al Festival come una sorta di tradimento. E da altri sarà ricordato a lungo per quella sola canzone, tanto che si pentirà in futuro di quella scelta.

E cantava le canzoni… Sigla del programma radiofonico da lui condotto su Radio1, questa è anche la canzone del suo quarto album in cui è contenuta “Nuntereggae più”, ballata che finisce nelle polemiche per i suoi riferimenti alla politica, con nomi e cognomi elencati nel testo. Costerà molte critiche a Rino, in Italia, e un discreto successo in Spagna, con una versione del testo “dedicata” alla politica iberica.

gianna rino gaetanoIl declino e l’epilogo tragico. Il quinto album, del dopo Sanremo, non viene accolto come si dovrebbe dalla critica, che al contrario elargisce commenti sprezzanti, attribuendo a Rino una crisi “compositiva”. Lui ci prova comunque e partecipa al Festivalbar e a Discoestate, ma in quest’ultima kermesse rifiuta il playback e anziché cantare si fuma una sigaretta con aria indifferente. Rino si incupisce, anche musicalmente, e in un concerto a Capocotta nel 1979 dichiara di avere qualcuno alle costole deciso a mettergli “un bavaglio”. Affermazioni che indurranno più d’uno a sospettare della sua morte accidentale. Nel 1980 esce “E io ci sto”, il 31 maggio suonata nella sua ultima apparizione pubblica. La notte del 2 giugno, infatti, Rino rimane vittima di un tragico incidente stradale, a cui era scampato già in un episodio precedente. Come nella sua “Ballata di Renzo”, arriva in coma al Policlinico Umberto I, dove muore a 31 anni, dopo esser stato rifiuto da diversi ospedali per diversi motivi, su cui verrà aperta un’inchiesta. L’autopsia dirà di un collasso avuto alla guida, poco prima dell’impatto. Ma molte cose restano oscure. Le coincidenze, quella ballata, i riferimenti alla massoneria, le dichiarazioni di Rino a Capocotta e la sua fine tragica contribuiranno a rendere quel personaggio “mitico”, come si deve ad ogni divo del rock, stavolta “ruvido”, scanzonato e irriverente.

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