#NATUZZA | L’associazione umanitaria e la fondazione ispirata dalla mistica

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I primi 50 soci della Fondazione di Natuzza e l’ammirazione per la mistica del famoso antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani: “La sua era una dimensione incantevole di umiltà e modestia. L’incontro con lei ha cambiato il mio rapporto con il modo”.

di VINCENZO VARONE

natuzzaNella seconda metà degli anni Ottanta su ispirazione di mamma Natuzza venne fondata l’associazione umanitaria “Cuore Immacolato di Maria Rifugio della anime”, poi trasformata in Fondazione. Era esattamente il 13 maggio del 1987. Quel giorno davanti al notaio Nunzio Naso, presente Natuzza Evolo, si ritrovarono per firmare l’atto costitutivo i cinquanta soci chiamati a far parte dell’associazione, poi trasformata in Fondazione. Nell’ordine: Pasquale Barone (sacerdote), Rosetta Blaschi (casalinga), Angelo Borgia (commerciante), Rosaria Callipo (casalinga), Annamaria Catanoso (medico chirurgo), Celestino Rocco (commerciante), Vittoria Chiaravalloti (casalinga), Marcello Colloca (avvocato), Mario Cortese (medico chirurgo), Domenico Antonio Crupi (geometra), Domenico Antonio Crupi (contabile), Felicetta D’Agostino (casalinga), Andrea D’Amato (industriale), Italia Diodati (casalinga),Carmela Fialà (pensionata), Caterina Filippone (casalinga), Francesco Fogliaro (impiegato), Nicola Fogliaro (insegnante), Angela Maria Fonti (farmacista), Carmela Fratini (casalinga), Francesco Frontera (medico), Giuseppe Furci (medico), Libero Giampà (professore), Salvatore Giampà (farmacista), Maria Angela Laureani (impiegata),Maria Leone (medico chirurgo), Angela Lococo (casalinga), Pasquale Luppino (medico), Antonino Mangone (impiegato), Valerio Marinelli (docente universitario), Antonio Mazza (impiegato), Francesco Misiano (estetista), Ester Montoro (professoressa), Maria Grazia Naccari (impiegata), Antonino Polito (floricoltore), Mario Porcelli (editore), Carlo Saccà (impiegato), Maria Sansalone (casalinga), Rosina Silipo (insegnante), Maria Antonietta Spatolisano (casalinga), Fortunato Tulino (dottore in economia e commercio), Serafino Ursetta (geometra), Francesco Vaccaro (rappresentante di commercio), Francesco Valente (geometra), Vincenzo Valente (medico chirurgo), Fortunato Domenico Varone (costruttore), Vincenzo Varone (giornalista), Marta Ventura (insegnante), Ercole Versace (industriale), Francesco Vivona (impiegato).

chiesa paravati

Alcuni dei firmatari dell’atto costitutivo dell’associazione oggi non ci sono più, ma fino agli ultimi giorni della loro vita hanno condiviso il progetto umanitario di Natuzza Evolo.
Scopo dell’associazione era – così come lo è oggi quello della Fondazione – “l’elevazione integrale dell’uomo, la sua educazione umana e spirituale, attraverso ogni forma di manifestazione culturale, compreso lo sport, la realizzazione di opere assistenziali a favore dei giovani, dei portatori di handicap, di persone anziane e, comunque, di quanti si vengono a trovare in situazioni di bisogno; in concreto, con l’assoluta esclusione di ogni finalità di lucro, l’associazione mira alla realizzazione a Paravati di un centro polifunzionale di ospitalità a beneficio di giovani e anziani, secondo le indicazioni statutarie”.
Sono sin dall’inizio queste le finalità dell’organizzazione umanitaria voluta dalla mistica che giusto qualche mese prima aveva sollecitato l’allora parroco don Pasquale Barone di occuparsi di un’opera di questo tipo da far nascere nella sua Paravati. “A chiedermi tutto questo – ha sempre detto Fortunata Evolo – è stata la Madonna che “già mi aveva manifestato questo desiderio nel 1944. Io sono solo la sua messaggera”.

Natuzza e le stimmate

Questo il racconto di mamma Natuzza: “Io quando ho visto la Madonna e Gesù e San Giovanni, tutti e tre, allora quando li ho visti mi girai e dissi: “Come vi ricevo in questa casa brutta?”. E La Madonna mi ha risposto :”Non ti preoccupare, anche nella casa brutta possiamo venire. Ma ci sarà una nuova casa, ti dico il titolo di oggi Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime”. Io le ho risposto: “Ma per chi? Per i morti o per i vivi? “Per i morti e per i vivi, ci sarà una grande chiesa”. Disse la Madonna: “Ci saranno grandi meraviglie, e tu sarai gioiosa, come sono gioiosa io. La villa la intitolate Villa della Gioia”. E poi mi fece vedere tante cose, tante case, tante casette, gente che soffriva. Mi diede tutte le indicazioni, tutti i nomi, allora mi veniva una specie di curiosità per domandare e le dicevo: “Quando saranno queste cose?” “Tempo al tempo – diceva la Madonna –qualche giorno ci saranno e io mantengo sempre le promesse”. “E quand’è il tempo” e lei diceva: “Non è giunta l’ora, poi ti faccio sapere”. Ogni volta che io facevo questa domanda la Madonna sorridente mi diceva: “Stai tranquilla mantengo sempre le mie promesse”.

Sarà poi verso la fine del 1986 che la Vergine Maria disse a Natuzza che era giunto il momento di iniziare. “Ancora oggi ricordo benissimo – afferma don Barone – la data di quel colloquio che cambiò il corso della mia vita”. Era esattamente il quattro dicembre del 1986. Qualche anno dopo venne inaugurata nei locali della storica via Umberto la sede della Fondazione. Tra i presenti oltre al vescovo Cortese c‘erano le autorità istituzionali compreso l’allora presidente della giunta regionale Guido Rhodio. Ma c’era soprattutto il popolo di Natuzza. Da quel momento la Fondazione diventerà il luogo della preghiera e dell’incontro, di vescovi, di cardinali e di numerosi intellettuali del nostro tempo. Uno di questi l’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, che nel 1985 insieme a Maricla Boggio realizzò per Rai 3 una trasmissione televisiva in seconda serata che fece il pieno di ascolti, qualche anno fa fu intervistato dal quotidiano “Avvenire” ebbe modo di dire che negli anni la sua ammirazione per Natuzza crebbe enormemente.

Lombardi Satriani

“La sua – affermò il famoso antropologo – era una dimensione incantevole di umiltà, di modestia. Andai a anche a trovarla per questioni personali e familiari. Le comunicavo le mie preoccupazioni. Ogni volta lei mi rassicurava, era di grande ammaestramento, come se prendesse il mio dolore e lo caricasse su di lei per restituirmi amore, pace e serenità. Una cosa bellissima. L’ultima occasione per vederla fu quando le portai il libro scritto con Maricla Boggio. Quando morì c’ero anch’io in fila con migliaia di fedeli per accostarmi alla sua bara. In quei giorni credo sia stata beatificata per acclamazione ”. Satriani riferì anche che il suo incontro con Natuzza fu di grandissima importanza. “Non per il mio rapporto con Dio, ma perché Natuzza – affermò – ha cambiato il mio rapporto col mondo. Mi ha portato a non avere atteggiamenti di giudizio, ai quali sono portato d’istinto. Mi ha insegnato a guardare l’altro con disponibilità anche quando non ne condivido il modello di vita, a dialogare sempre animato da una sorta dipietas cristiana. E so che questo non ci sarebbe stato se non l’avessi incontrata. Lei ti trasformava da dentro senza mai darti l’idea di volerti trasformare, semplicemente ti faceva sentire il mutamento del cuore come una necessità interiore. Una maestra di vita”.

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