LA RIFLESSIONE | Le quattro vite spezzate, un vuoto che travolge il cuore e l’anima

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Un dolore che per i genitori e i parenti e gli amici delle vittime supera i confini dell’umana sofferenza e che solo la Fede può in qualche modo lenire

di VINCENZO VARONE

Gioia Tauro è in lutto. La città del Porto e dell’industrializzazione promessa e mai realizzata non ha più lacrime. Quattro dei suoi figli poco più che ventenni che amavano il mondo, la vita, lo studio e il futuro non ci sono più. Un tragico e beffardo destino in un’alba senza cuore di quelle funeste che annebbiano la vista degli uomini e fanno sentire tutta intera la precarietà dell’umana esistenza se li è portati via tutti insieme. Insieme come fino al momento dello schianto fatale avevano vissuto, sognato, coccolato i giorni del calendario pieni di progetti e gridato alle stelle delle notti calabresi la loro gioia di esserci e di far pulsare in ogni istante i loro cuori pieni di speranza e di generosità.
La loro è stata una morte rapace giunta all’improvviso. Senza un alito. Una vera e propria ingiustizia. Una terribile ingiustizia. Un vuoto che travolge il cuore e l’anima di ognuno di noi. Un dolore che per i genitori e i parenti e gli amici delle vittime supera i confini dell’umana sofferenza e che solo la Fede può in qualche modo lenire. Un oltre, queste quattro giovani vite spezzate, che interroga e che non trova risposte. Un lungo rosario di pensieri che in queste ore di lutto si accavallano nella mente degli abitanti di una città sconvolta, dove tutti si conoscono e si salutano con affetto vero e antico e dove la bella e sana gioventù, di cui i quattro ragazzi facevano parte, è un corpo unico che rappresenta l’arma del riscatto e la voglia di futuro. Marzio, Francesco, Fortunato e Giuseppe che la terra vi sia lieve.

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