#FOCUS | Sanità: la “guerra” dei posti letto all’ospedale “Jazzolino” di Vibo

posti letto barelle
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Secondo le stime del ministero, sono 153 i posti letto del nosocomio di Vibo, un modesto quantitativo per un’utenza decisamente più vasta

di ILARIA LENZA

posti lettoIl momento è delicato: la sanità locale vive una fase estremamente complessa. Il difficile accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche, le liste d’attesa e i tempi esagerati imposti all’utenza e la carenza di personale medico nelle strutture sanitarie locali creano disagi nell’erogazione generale dei servizi. E tutto il sistema pubblico assistenziale ne risente, al punto da arrivare a minare, talvolta in modo irreparabile, il rapporto di fiducia esistente tra il medico e il paziente. Gli ultimi e recenti accadimenti danno in minima parte il senso di questa situazione. I medici dell’ospedale “Jazzolino”, infatti, sono spesso preda dei malumori dei pazienti, che ne contestano i tempi, i modi e le tipologie di intervento. In coda nei reparti del presidio ospedaliero, spesso si ha modo di ascoltare lamentele di ogni genere e tipo, immancabilmente rivolte al personale medico, che fa i salti mortali pur di rispondere alle richieste dell’utente.

Il clima di sfiducia. Ma il problema sta nel fatto che si è venuto a creare, a livello locale, un clima generale di sfiducia. Il paziente, dinnanzi a code interminabili, reagisce giustamente male. Accusa il medico di imperizia e, nei casi più estremi, inveisce contro di lui. I più esposti a questo genere di situazione sono i medici deputati alla gestione delle emergenze-urgenze: i medici del Pronto soccorso. Allo “Jazzolino” di Vibo lavorano allo stremo, con turni massacranti, spesso da soli a gestire un intero turno di lavoro e i nervi tesi per le responsabilità che ne derivano. Sono appena 7 le unità impiegate nel reparto, 1 delle quali trasferita altrove temporaneamente. In 5 aiutano, dalla Guardia medica, solo di giorno e di notte, invece, spesso si resta in 2 soltanto. In 2 soltanto a intervenire sui pazienti, che sono in numero decisamente superiore in un Pronto soccorso in molti casi già strapieno.

ospedale genericaIl problema dei posti letto. Le persone che si presentano in Pronto soccorso vengono smistate a seconda dei casi. C’è chi arriva nell’Obi (centro di osservazione breve) e ci resta per un tempo determinato, chi passa nella cosiddetta “temporanea” in attesa di essere ricoverato in reparto o di ricevere ulteriori esami (a seguito di precedente valutazione già eseguita) e chi resta in cerca di un posto letto. Attesa, quest’ultima, che può durare parecchio e protrarsi senza i risultati sperati. Perché di posti letto, allo “Jazzolino”, ce ne sono pochi, pochissimi rispetto all’utenza. E Vibo è la provincia con il numero più basso in Calabria. Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute e suddivisi per struttura ospedaliera, 130 sono i posti letto ordinari, 23 quelli destinati al day hospital, 0 quelli dedicati al day surgery e 153 i posti letto totali. Quando, quindi, in ospedale la richiesta dell’utenza si alza e in Pronto soccorso l’Obi è coperta in tutti i suoi 6 posti e in “temporanea” si è al completo 7 posti su 7, c’è la necessità di procedere al ricovero con trasferimento altrove. Ma il medico che riesce, tra varie difficoltà, ad individuarne uno nei nosocomi della stessa azienda, si ritrova a dover fare i conti con i pazienti, che spesso rifiutano il trasferimento con annesso ricovero.

Il malcontento generale. Per un medico del Pronto soccorso trovarsi da solo in reparto a comunicare il trasferimento può diventare difficile. Le reazioni sono le più disperate, c’è chi arriva a perdere la pazienza. Il medico in più di un caso si ritrova a “lottare” col malato che rifiuta un posto letto a Serra o Tropea. E il malcontento generale, rispetto alle condizioni in cui versa la sanità pubblica, si riversa sul personale. E’ una guerra, quella dei posti letto, che vede medici e pazienti nello schieramento contrario, una guerra in cui non vince nessuno e a perdere è l’intero sistema assistenziale, sempre più in affanno, sempre più al limite.

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