#STORIE | Vite che si incrociano e si ritrovano in una Mileto di altri tempi…

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Un giorno di 60 anni fa a Torino, Maria, originaria di Mileto, ex ospite del Cottolengo, trova la famiglia che non pensava di avere…

di VINCENZO VARONE

Sono le prime ore del mattino del 9 aprile del 1956. Alla stazione ferroviaria di Torino “Porta Nuova” una giovane donna di 29 anni di nome Maria, all’epoca ancora signorina, è in trepidante attesa. Il motivo è più che comprensibile. Dì li a poco conoscerà ,finalmente, Gaetano il più grande dei suoi sette fratelli, esattamente dieci anni più di lei, proveniente da Mileto, che non ha mai conosciuto. Una famiglia numerosa che la ragazza di origini miletesi non pensava di avere.

Il treno giunge a “Porta Nuova” con qualche minuto di ritardo. I vagoni sono carichi di passeggeri , con la classica valigia di cartone, provenienti dal Sud, in cerca di lavoro e di nuove frontiere. Gaetano che ha i baffi e le mani callose, di chi è abituato a lavorare dalla mattina alla sera senza risparmiarsi, scende lesto e impaziente, poi si guarda intorno con il cuore in gola per l’ emozione e dopo qualche attimo e un breve tragitto incrocia lo sguardo della sorella appena ritrovata che lo sta aspettando.

L’abbraccio tra i due, sotto il cielo di Torino che ha ancora i colori dell’inverno, è forte, quasi interminabile. La parlata di Gaetano è tutta miletese, quella di Maria è, invece, tutta piemontese. Ma i due che hanno lo stesso sangue si comprendono sin da subito. Testimone dell’incontro è un cronista del quotidiano “La Stampa” di Torino che il giorno dopo racconterà, con dovizia di particolari, sulle pagine del suo giornale la commovente storia di Maria e della famiglia di Mileto, ex capitale Normanna, appena ritrovata.

Si apprenderà così che all’età di tre anni della giovane protagonista della vicenda si era presa cura una generosa suora del Cottolengo che l’aveva portata con sé nel capoluogo piemontese, segnato dalle ferite della guerra, ospite della struttura, dove era stata cresciuta e fatta studiare fino al conseguimento della licenza media. All’età di 18 anni Maria aveva poi lasciato l’istituto per intraprendere il lavoro di domestica e successivamente quello di operaia in una nota impresa del capoluogo piemontese. La giovane donna per 26 anni ha cercato di avere più notizie della sua famiglia di Mileto, ma le uniche notizie che nel corso degli anni era riuscita ad avere, attraverso la corrispondenza con un sacerdote di Mileto, dicevano che suo padre e suo fratello erano morti sotto i bombardamenti e che sua madre era deceduta dopo qualche anno di crepacuore per il dolore. Niente altro.

Un giorno, però, Maria, grazie ad alcuni giovani di Mileto giunti a Torino, apprende di non essere affatto sola al mondo e di avere nel suo paese natio cinque fratelli e due sorelle. La giovane donna dapprima è diffidente, quasi non ci crede, poi però, grazie all’aggiunta di alcuni particolari, comprende che quella è la verità. Qualche giorno il fratello spedisce a Maria un telegramma in cui preannuncia il suo arrivo a Torino. L’incontro tra di due avviene giusto qualche giorno dopo sotto la pensilina del treno per Genova. Poi tutti a casa dell’ex ospite del Cottolengo a festeggiare l’atteso incontro con le pie del periodo pasquale giunte apposta dalla Calabria. Il resto di questa storia di 60 anni fa, che fa bene allo spirito, appartiene al privato dei protagonisti.

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