#FOCUS | Generazione smartphone: i minori nella “rete” di internet

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I dati sono allarmanti. Connessi fino a 13 ore al giorno, talvolta anche di notte, gli adolescenti si espongono a rischio pedofilia, grooming e bullismo

di ILARIA LENZA

smartphoneLa sveglia suona presto la mattina. Lui si alza, un po’ controvoglia, e imbraccia lo zaino il cui peso arriva sulle spalle. Ha quindici anni e una vita a metà tra il sogno e la realtà. Diviso tra le aspettative del domani e il futuro che comunque gli si parerà davanti. Ma Luca non ci pensa. Luca ha la sua realtà appena fra le mani. Un  cellulare, uno smartphone di ultimissima generazione. E non gli serve altro per vivere il presente. Dalla sua app, installata su un telefonino nuovo di zecca, può raggiungere in meno di un secondo ogni parte del mondo. Si “logga” automaticamente sul suo profilo principale, butta un occhio su quello della ragazza che si trova nella classe affianco. Ed entra in classe. Non si conoscono, non nel mondo reale, ma si raccontano ogni dettaglio della propria giornata, rigorosamente in tempo reale. Whatsapp, messanger e viber facilitano le cose. Luca le ha installate tutte e tre, perché ce l’hanno tutti e anche lui. Così, tra social network, app, tablet e smart-tv, Luca trascorre in media ogni giorno almeno 7 ore. Certi giorni arriva a 13 ore di contatto diretto virtuale: a casa, certo, ma pure a scuola. Quando con la ragazza della classe accanto la conversazione prende una certa piega, Luca resta connesso addirittura di notte, controllando notifiche e messaggi. “Senza questo – dice Luca, indicando lo smartphone di ultima generazione – mi sento perso”. E in un certo senso è così davvero.

adolescenti-dis-connessi-graficoDati allarmanti. Come Luca il 64 per cento degli adolescenti, in età compresa fra i 13 e i 18 anni, vive nel terrore che la sua finestra sul mondo possa chiudersi all’improvviso, che il telefono possa scaricarsi e disconnettere la sua vita dal virtuale. Questa ipotesi nel 32 per cento degli adolescenti ingenera un reale senso di rabbia, fastidio e ansia. Ma c’è di peggio, peggio di questo. C’è che Luca potrebbe essere un figlio qualunque di una famiglia qualunque, con un profilo social vero e altri tre finti, dall’accesso senza controllo. C’è che in queste fessure nascoste della rete il comportamento degli adolescenti cambia e li espone a rischi non controllati. I dati – raccolti dall’Osservatorio tendenze e comportamenti degli adolescenti (presieduto dalla psicoterapeuta Maura Manca) in 11 città campione e venuti fuori dal coinvolgimento nell’indagine di 7mila minori nella fascia d’età di riferimento – sono allarmanti e mostrano una realtà dell’utilizzo della tecnologia da parte dei minori probabilmente fino ad oggi rimasto sconosciuto.

Il pericolo grooming. Dietro ad uno schermo, anonimo, distante, si ha il coraggio di fare cose che normalmente si eviterebbero. Ed è forse per questo che gli adolescenti, in una fase così complicata della vita, preferiscono confrontarsi col mondo avendo in mezzo una barriera. Perché dietro a quello schermo piatto dai super pollici si diventa spavaldi, esibizionisti, coraggiosi come leoni. Si diventa pure bulli: cyberbulli. Secondo l’indagine, il 6,3 per cento degli adolescenti in Italia è vittima sistematica di questo genere di episodi. Il 18,6 per cento confessa di subire il bullismo nella sua forma tradizionale. E un altro 18 per cento dal suo profilo ammette di essere stato contattato da adulti. In gergo, il fenomeno si definisce “grooming” e rappresenta l’adescamento online di minori da parte di adulti sconosciuti. Ebbene, secondo l’Osservatorio, il 18 per cento dei minori ne è vittima suo malgrado, le ragazze in percentuale maggiore. E di questo fenomeno ha paura un buon 29 per cento, che resta comunque una percentuale piccola rispetto al rischio.

ragazzi internetL’intimità condivisa. I minori nella “rete” di internet sono maggiormente esposti a pericolo oggi che ieri, perché più inclini oggi che ieri a condividere la propria intimità. Mediamente ogni giorno si scattano tra i 3 e gli 8 selfie e, per il 15 per cento, li condividono tutti. Un adolescente su 10 fa selfie pericolosi, in cui mette a repentaglio la propria vita. Perché più forte è il rischio, maggiore è il risultato. L’indicatore è dato dai pollici in su, con cui si misura l’autostima. Tant’è che il 55 per cento dei minori “online” considera importante il numero di like. Ma le foto scattate, specie le più esplicite, possono creare non pochi problemi. Le percentuali sono ancora basse, ma secondo l’Osservatorio, il fenomeno della “vendetta pornografica” è in espansione. Il 4 per cento dei ragazzi, infatti, dichiara di aver subito minacce per la pubblicazione di una sua foto. E i genitori? I genitori (il 94 per cento) da questo mondo restano fuori, fuori dalla “rete” di internet in cui Luca – e chi come lui – invece si impiglia.

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