#STORIE | Erduan Salì, il ragazzino slavo ucciso a San Calogero

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Il giovane venne sepolto a Mileto nel febbraio di 21 anni addietro. Un angelo che oggi volteggia sotto il cielo dell’ex capitale normanna

di VINCENZO VARONE 

Questa è la storia di Erduan Salì, figlio acquisito di Mileto, ucciso e sepolto come un vuoto a perdere. Una vita che doveva sbocciare e non è sbocciata. Il fiato di un’esistenza breve divorata dal tintinnio sinistro del male. Un angelo che oggi volteggia, ne siamo certi, sotto il cielo dell’ex Capitale Normanna e a pochi passi dai resti della maestosa Abbazia della SS. Trinità, dove nel febbraio del 1995 venne ritrovato il suo povero corpo martoriato, nascosto sotto un palmo di terra con addosso un paio di pantaloni di colore giallo e una maglietta rossa, tra gli sterpi e il silenzio antico e complice delle campagne circostanti.

Il ritratto. Erduan aveva sei anni, i capelli biondi e come tutti i bambini della sua età sentiva dentro la voglia di arrampicarsi sugli alberi, di volare, di vivere, di giocare e di essere coccolato dal mondo circostante. Ma per quel piccoletto vispo, ormai quasi ragazzo, il destino disegnò un altro scenario, visto e considerato che durante il suo breve percorso terreno Erduan non fu né amato e né protetto ma addirittura continuamente maltrattato perché considerato dal alcuni componenti della sua stessa famiglia “un figlio del peccato”.

Il clamore mediatico. Le cronache dei giornali in quei giorni di inizio febbraio riferirono con dovizia di particolari che Eduard Sali era stato ucciso a bastonate il 20 gennaio del 1995 in un campo nomadi di slavi nella campagne di San Calogero e poi sotterrato a Mileto, lungo la strada provinciale che porta alla frazione San Giovanni. Per la sua morte, qualche giorno dopo venne accusato e arrestato un suo parente stretto, mentre altri componenti della famiglia vennero fermati per favoreggiamento. Non conosciamo, però, l’iter processuale di questa tristissima e drammatica vicenda e quindi non siamo in grado di riferire se riguardo a quella morte atroce venne fatta o meno piena luce. In quei giorni, comunque, si disse che il bambino era stato ucciso perché nato fuori dal matrimonio e che il suo aguzzino agì, con ogni probabilità, perché considerava il ragazzino “colpevole della sua venuta al mondo”. Un fatto, comunque, è certo: della morte di Erduan non si sarebbe saputo nulla se in quegli stessi giorni la polizia di frontiera non avesse fermato un componente della famiglia di slavi per il suo comportamento sospetto mentre stava acquistando insieme ad altri nomadi dei biglietti per imbarcarsi da Bari alla volta di Bar e quindi da lì verso il Montenegro. Al fermo seguì, infatti, uno stringente interrogatorio nel corso del quale il nomade fu in grado di riferire numerosi particolari, tra cui il luogo dove il ragazzo era stato sepolto.

Le esequie. I funerali del ragazzo vennero, poi, celebrati dall’allora vescovo monsignor Domenico Tarcisio Cortese in una cattedrale gremita di gente e alla presenza delle massime autorità istituzionali del territorio. Il giusto tributo ad un ragazzino vittima innocente di una violenza brutale. Da allora Erduan Salì riposa nella cappella della Curia diocesana del cimitero di Mileto dove davanti alla sua lapide non manca quasi mai un fiore.

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