Corruzione: condannata dirigente Regione Alessandra Sarlo per nomina in Asp Vibo

alessandra Sarlo
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Per l’accusa, la Sarlo avrebbe ottenuto l’incarico a Vibo attraverso il marito magistrato, Vincenzoi Giglio, e l’allora consigliere regionale Franco Morelli

di GIUSEPPE BAGLIVO

Il Tribunale di Catanzaro ha condannato a due anni di reclusione per il reato di corruzione Alessandra Sarlo, dirigente del dipartimento “Controlli” della Regione Calabria e moglie di Vincenzo Giglio, il magistrato finito sotto processo a Milano per aver rivelato notizie coperte da segreto istruttorio. L’ipotesi dell’accusa è che Giglio, ex presidente della sezione Misure cautelari del Tribunale di Reggio Calabria, attraverso i rapporti con l’ex consigliere regionale Franco Morelli, abbia ottenuto per la moglie, dalla giunta regionale calabrese dell’epoca (Giuseppe Scopelliti), la nomina nel luglio 2010 a commissario dell’Asp di Vibo Valentia. Al termine della requisitoria il pm Graziella Viscomi aveva chiesto per l’imputata Alessandra Sarlo una condanna a 2 anni e 3 mesi.

Sarebbe stato Franco Morelli, sollecitato da Giglio, avrebbe sfruttato la propria posizione politica per favorire la nomina di Alessandra Sarlo a commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia.

boccassini
Ilda Boccassini

Cronistoria e retroscena dell’inchiesta. L’indagine, poi trasferita per competenza territoriale alla Procura di Catanzaro, era stata portata a compimento dalla Procura di Milano diretta dal procuratore Ilda Boccassini. Nell’ordinanza del gip di Milano, il giudice aveva spiegato chiaramente che Alessandro Sarlo aveva ottenuto “l’attribuzione di un incarico pubblico pagato con soldi pubblici” grazie a “manovre” costate l’accusa di corruzione aggravata al marito, il magistrato di Reggio Calabria, Vincenzo Giglio. La gestione della sanità a Vibo Valentia in quel dato periodo storico (giunta Scopelliti) sarebbe stata quindi sacrificata e piegata in nome di disegni “politici” in cui varie caselle di un enorme puzzle – giocato sullo scacchiere regionale e nazionale – si sarebbero, in un determinato arco temporale, incastrate.

E’ sempre il gip di Milano a metterlo nero su bianco riprendendo sul punto le parole dei pm della Dda milanese: “Non è certamente un caso che Sarlo Alessandra abbia occupato un posto di rilevo nell’ambito della sanità calabrese. La sanità è un settore dove avviene la distribuzione discrezionale di servizi che attengono ai bisogni essenziali di ogni persona e pertanto il controllo in campo sanitario si traduce in una forma di potere. Avere un soggetto in tale settore – evidenziavano il procuratore Ilda Boccassini e poi il gip- ha un forte impatto nella costruzione del consenso politico ed elettorale, essendo notorio che il mondo sanitario può essere un bacino di voti estremamente importante”.

tribunale Milano
Tribunale Milano

Tali considerazioni dei pm risultavano per il gip ancor più rafforzate da una conversazione intercettata fra il magistrato Giglio e l’allora consigliere regionale del Pdl, Luigi Fedele, il cui apporto si è rivelato determinate per la nomina della Sarlo a Vibo. Il 15 marzo 2010, infatti, il magistrato Giglio così dice a Fedele: <<Ed io ti porto pezzi importanti della famiglia Giglio su di te, giorno su giorno ti porto pezzi importanti>>. Fedele, per il gip, si sarebbe quindi prestato “per calcolo politico e clientelare a promuovere la Sarlo che non viene sostenuta per i suoi meriti, ma solo perché la moglie del giudice Giglio, amico dell’amico Morelli”. Lo stesso consigliere Morelli che, ad avviso del gip Gennari, “vende la propria funzione per sistemare la moglie del giudice in cambio di notizie riservate che possono salvare la sua carriera politica”, quali la mancata iscrizione sul registro degli indagati per reati di mafia.

Riguardo le pressioni che il giudice Giglio avrebbe operato su Morelli (arrestato) e Fedele, il gip aveva spiegato che “Giglio fa la cosa peggiore per chi riveste un ruolo delicatissimo e di garanzia della legalità: strumentalizza il proprio ruolo e la propria autorevolezza per fini privati e lo fa con un livello di spregiudicatezza veramente inquietante. Dietro la veste del garante rigoroso delle Istituzioni, Giglio accetta ogni compromesso: fornisce notizie riservate a dei mafiosi e ad un politico e richiede favori per la moglie con una protervia che non ammette rifiuto”.

Vincenzo-Giglio
Vincenzo Giglio

Se però per il gip “la sanità in Calabria è un settore colonizzato dalla ‘ndrangheta e terreno di scorrerie elettorali”, la conclusione nel caso dell’Asp di Vibo era una sola: “l favore fatto da Fedele ai Giglio ed a Morelli retribuiva – evidenziava il magistrato milanese – anche il sostegno elettorale avuto da Fedele e gettava le basi per garantire un’efficace rappresentanza del politico nell’amministrazione sanitaria di Vibo“.

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